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Mirabello, prima Repubblica

Fini non parla al paese o al futuro, ha piuttosto rivisitato il passato

Niente di scandaloso, niente di fascinoso a Mirabello, capitale della prima Repubblica con vent’anni di ritardo. Un discorso troppo lungo, una lingua di legno ricca di frasi fatte. Un discorso tecnicamente a posto, politicamente anche abile, con il solito passaggio del cerino agli interlocutori. Nonostante la passionale reazione dei tifosi più accesi del Cav., e naturalmente dei colonnelli che gli furono amici, Fini non poteva che rispondere con brutale franchezza alla cacciata sua e dei suoi dal Pdl, e alla dura campagna condotta spietatamente per mesi, con toni molto offensivi se non proprio “infami”, che certe cattive abitudini claniste del suo entourage familiare hanno reso possibile. Ha avuto sangue freddo, il presidente della Camera, ha evitato quel che più teme: l’accusa di tradimento, fantasma moralistico degenere che nella politica italiana si agita nei cuori e nelle bocche dei peggiori lestofanti e traditori, che sanno bene di che cosa parlano.

Niente ribaltoni, Fini su questo è stato chiaro (e il passaggio sulla legge elettorale era di prammatica). Sebbene la proposta del patto di legislatura sia politicamente abbastanza per evitare agli interlocutori reazioni spropositate e forse autolesioniste (vedi l’editoriale qui sotto), è poco per dare un senso e una visione a un’avventura cominciata altrimenti che non come costituzione di una corrente, di un gruppo, di un partito. Fini era diventato interessante quando aveva reagito individualisticamente e con le idee all’isolamento politico cui lo avevano condannato l’astuzia seduttiva di Berlusconi e il suo disprezzo caratteriale per i suoi colonnelli. Un dissenso controllato, un’altra versione normalizzante della destra italiana: erano cose che valeva la pena di sperimentare nel dorato mondo del berlusconismo plebiscitario. Un discorso da leader di una piccola formazione che cerca spazio nella maggioranza o altrove segna un ritorno al passato. Poco charme.

Leggi Così Fini ha rovinato una festa con toni e colori (quasi) perfetti di Annalena Benini

Giuliano Ferrara

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