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Botti di fine agosto

La guerra tra vecchi e nuovi colonnelli finiani ostacola la pace nel Pdl

Adesso la legislatura è appesa a un “sì” sul processo breve e a un “no” al partito dell’ex capo di An

“La legislatura è appesa a un ‘sì’ e un ‘no’. ‘Sì’ allo scudo giudiziario per Berlusconi, ‘no’ alla scissione finiana del Pdl. Chiunque lavori, direttamente o indirettamente, contro queste due ipotesi lavora esplicitamente per la crisi di governo e in definitiva contro Silvio Berlusconi. Quanto alla campagna dei quotidiani di centrodestra contro Gianfranco Fini, è necessario capire un fatto: è risolvendo le questioni politiche che si verrà fuori anche dalla fanghiglia e cesseranno gli attacchi belluini. Non viceversa. Operare alla rovescia rischia di complicare il percorso. Significa, cioè, chiedere qualcosa che ormai neanche Berlusconi è in grado di offrire”. Come dire, è impossibile ottenere che qualcuno blocchi il Giornale, Libero e Panorama. Dunque Fini non dovrebbe porre la questione come prerequisito per l’appeasement nel centrodestra. Al contrario, invece, sarà fisiologico l’esaurirsi delle turbolenze una volta siglato un patto d’acciaio. “Un accordo che, tuttavia, si chiude soltanto evitando la scissione e obliterando il salvacondotto giudiziario per il premier”.

Ma a chi si riferisce Andrea Augello, senatore finiano rimasto nel Pdl e gran diplomatico a metà tra il Cav. e Fini, quando sostiene che coloro i quali boicottano queste due alternative lavorano contro la legislatura e contro Berlusconi? Sta parlando di vecchi e nuovi colonnelli finiani, di un conflitto interno al Pdl ma circoscritto al personale politico della ex Alleanza nazionale. Da un lato a Ignazio La Russa-Maurizio Gasparri, Altero Matteoli e Gianni Alemanno; dall’altro, tra i nuovi finiani, a quell’area più muscolare che in Futuro e libertà è guidata da Italo Bocchino. Dopotutto, in queste ore, anche tra i berlusconiani che furono dirigenti in Forza Italia si ode un mormorio diffuso: “Berlusconi, complice Bossi, ha preso una decisione e dettato una linea. Gli ex colonnelli di An farebbero meglio a prenderne atto”.

Evaporata per veto di Bossi l’ipotesi di recuperare l’Udc, Berlusconi pensa a evitare una scissione finiana e a continuare la legislatura. Ma i refoli di tregua rischiano di dissolversi: basta un fiammifero gettato al momento giusto per riaccendere il conflitto che la Lega ha congelato. Il comunicato via agenzie con il quale giovedì Ignazio La Russa ha annunciato la convocazione dei finiani che occupano incarichi dirigenziali nel Pdl per valutarne la compatibilità è stato subito individuato alla stregua del fiammifero. Difatti alcuni alti dignitari di FI si sono subito premurati di aprire un canale di comunicazione con i finiani per smentire ufficiosamente La Russa ed evitare una replica fragorosa.

Così, dopo ventiquattr’ore di gelido silenzio, ieri, dal gruppo dirigente più vicino al premier, si è levata la voce, felpata, di Denis Verdini: “Condivido le perplessità quando si evidenzia l’anomalia di un partito con ben due gruppi parlamentari. Ma oggi prevalga la politica e il senso di responsabilità. Il che non vuol dire che prima o poi certi problemi non debbano essere affrontati e risolti”. Tradotto: convocare i finiani significa spingere Fini alla scissione. La Russa insiste ancora, ma è il Cav. che non vuole questo scenario. Anche la minacciosa riunione disciplinare dei probiviri si fa evanescente. D’altra parte nei giorni scorsi si era parlato del “paradosso di avere due gruppi”, ma non era stata presa alcuna decisione né, tantomeno, erano state autorizzate delle pubbliche convocazioni. Al contrario la strategia che en passant il Cav. aveva illustrato anche a Bossi mercoledì scorso prevedeva contatti privati con gli esponenti finiani le cui posizioni nel Pdl fossero più difficilmente armonizzabili. Si trattava, in realtà, della posizione del solo Enzo Raisi, considerato che gli altri finiani con incarichi direttivi, come per esempio Roberto Menia, appartengono notoriamente all’area delle colombe finiane. Gente che il premier ha interesse a tenere dentro il Pdl. Il Cav. sta frenando i falchi, ma ci si aspetta che Fini faccia lo stesso: niente partito. Potrebbero convincerlo i sondaggi riservati che ha sulla scrivania e che anche il premier ha studiato con soddisfazione. La campagna di Feltri è andata a segno: nelle intenzioni di voto si registra una significativa flessione di un’ipotetica formazione finiana.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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