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Le porte girevoli della Lega

Le urne sono più lontane, ecco come Bossi e i suoi cercheranno di stabilizzare la maggioranza

Dopo aver opposto un veto determinante al riavvicinamento dell’Udc al centrodestra, Umberto Bossi si è risolto a una manifestazione di buona volontà agli occhi del Cav.: “Se necessario tra il Pdl e Fini mediamo noi”, ha detto di fronte al premier nel corso del vertice sul Lago Maggiore. Parole indirizzate, in realtà, più agli osservatori che al Cavaliere; a tutto il Parlamento, più che a un singolo. Quello del ministro delle Riforme è stato un messaggio generale alla politica, come avesse detto: “La Lega, scampato il pericolo democristiano, adesso ritorna a vestire i panni del partito stabilizzatore”. Bossi e i suoi, che hanno finito con il sospingere Berlusconi di nuovo verso il mal sopportato Gianfranco Fini, intendono ora calmierare le prevedibili nuove intemperanze dei settori più muscolari di entrambi i fronti. Ma la “mediazione” del partito padano non va intesa in senso letterale. D’altra parte a nessuno, men che meno agli stessi Bossi e Calderoli, sfugge che la Lega non possiede nella propria grammatica i costrutti logici necessari per aprire un vero canale diplomatico tra i duellanti. L’unico ambasciatore che Fini accetta e di cui il Cav. ha piena fiducia è Gianni Letta; e chissà che il plenipotenziario, dopo aver mollato nei giorni scorsi, non riprenda a tessere la tela della riappacificazione.

Letta è l’uomo che scende a parlamentare nel campo nemico, Bossi sarà la guardia dell’equilibrio politico: non chiederà più le dimissioni di Fini dalla presidenza della Camera, tornerà a consigliare cautela istituzionale, mosse felpate: il processo breve – pensa il leader della Lega – è il vero snodo della legislatura, questo provvedimento andrà gestito con uno spirito affatto diverso da quello che ha provocato gli scontri sulle intercettazioni. Certo senza illusioni: al primo segnale di cattiva coscienza finiana, al primo sospetto di tradimento, “si vota e Berlusconi è d’accordo”. Come spiega Calderoli: “Mettendo da parte gli scontri personali e puntando sui contenuti si passa dall’interesse individuale a quello generale”.

Se Umberto Bossi non ha in tutta evidenza margini di manovra sulla questione velenosa di una scissione finiana ratificata dalla nascita formale di un partito dell’ex leader di An, lo stesso non vale per il salvacondotto giudiziario del premier. Entrambe le questioni rappresentano i cavalli di Frisia che separano l’attuale fragile tregua dal lieto fine della legislatura. Il più chiaro di tutti nello spiegare tale meccanica, legata a queste precise e delicate condizioni, è stato ieri Franco Frattini: “La nascita di un nuovo partito farebbe cadere qualsiasi compatibilità con l’iscrizione al Pdl, e lo stesso effetto avrebbe votare contro il governo”. I finiani hanno votato il lodo Alfano, hanno votato il legittimo impedimento, ma in molti, nel gruppo, non sembrano orientati a voler sostenere la legge sul processo breve. E’ qui che Bossi e Calderoli possono intervenire, un po’ a smussare gli spigoli berlusconiani, un po’ a scuotere la rigidità di Fini. Che il problema sia proprio questo lo spiega al Foglio il finiano Carmelo Briguglio, che fa anche intravvedere la soluzione: “Prima di salire sul rogo disciplinare, che sarebbe per noi una piccola nemesi (veniamo dalla fiamma e alla fiamma torniamo), vorrei lasciare l’ultimo desiderio: no al processo breve che fa strage di processi, ma sì e senza pregiudizi a discutere di una via per sospendere i processi del solo premier, e ‘solo’ del premier, senza cadere nel modello Brancher”.

Traduzione: si cominci a lavorare subito
a una soluzione di scudo giudiziario più potabile, in modo tale che a dicembre, quando decadrà probabilmente il legittimo impedimento, si sia già pronti per approvarlo. Affinché il Pdl e il premier non considerino questa posizione un tradimento preventivo del patto di legislatura che il Cav. intende sottoporre al voto delle Camere è forse necessario, e probabilmente ci sarà, l’intervento politico della Lega e del suo leader. Mercoledì scorso Bossi lo ha preannunciato a Berlusconi e, indirettamente, anche a quel Fini di cui non si fida ma che – lo ha ammesso pubblicamente –  lo preoccupa meno di Pier Ferdinando Casini. E la questione del nuovo partito finiano? Resta materia da gestire in casa. Ci sta pensando Adolfo Urso, ma prima è necessario che al Cav. riesca di frenare almeno un po’ i falchi, i probiviri e gli ex colonnelli di An.

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di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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