Tra pochi giorni inizia la tradizionale festa tricolore che sarà conclusa anche questa volta da un intervento di Gianfranco Fini. Il “discorso alla Nazione” del presidente della Camera, quest’anno, è particolarmente atteso, soprattutto in riferimento al ruolo che i suoi seguaci giocheranno nell’immediata vicenda parlamentare. C’è però una distanza che sta diventando incolmabile tra la tattica sgangherata di un gruppetto che appare dedito quasi esclusivamente a giochi di Palazzo e l’impostazione iniziale di una battaglia di idee sviluppata da Fini all’interno del Popolo della libertà, in dialettica aperta col resto del gruppo dirigente. La logica del piccolo gruppo di potere è quella della massimizzazione della capacità di interdizione, che va in una direzione diversa da quella di un’azione politica di livello europeo che tende a promuovere la modernizzazione di una grande forza politica.
Naturalmente non tutti gli spunti della polemica di Fini erano condivisibili, ma creavano le condizioni per un confronto non ingessato e positivamente problematico. C’è da sperare che a Mirabello si sentano ancora quegli accenti e quell’aspirazione originaria, sulla quale forse si può riannodare una discussione aspra ma non bassa. D’altra parte il ruolo istituzionale dovrebbe spingere Fini a parlare davvero alla nazione, a esprimere una visione e non solo un insieme di lemmi politicistici utili solo a una propaganda minoritaria e rissaiola.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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