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Germania-Inghilterra 4-1

Solo un'ombra sulla tempesta perfetta dei tedeschi

Del gol non concesso a Lampard si parlerà per i prossimi 44 anni, ma la Germania è perfetta. L'eroe del giorno è Müller, Rooney in roulotte

Più che altro Coventry. L’ottavo di finale fra Germania e Inghilterra è da manuale di storia del calcio e non solo, e questa volta sono i tedeschi a sorridere. E complessivamente sorridono con merito, nonostante quella delizia di Lampard che tocca la traversa, rimbalza una iarda oltre la linea di porta, torna sulla traversa e poi fra le braccia di Neuer. Capello esulta, Lampard esulta, l’Inghilterra esulta, ma gol è quando arbitro fischia e sul campo di Bloemfontein quel fischio non arriva. Sarebbe stato il gol del 2 a 2, le squadre sarebbero andate al riposo con quel risultato e la rimonta inglese avrebbe potuto cambiare l’inerzia. Suona come una vendetta di quel gol del ’66 che assegnò la coppa alla Regina e del fattaccio sudafricano si discuterà a ragione almeno per i prossimi quarantaquattro anni. Va detto che la Germania è meglio messa in campo.

Al ventesimo segna il solito Klose – dodicesimo gol ai mondiali, il capocannoniere Ronaldo è a sole tre lunghezze –, con un colpo dei suoi e il peccato, giudicato veniale, di un braccio largo per tenere lontano Upson e infilare James da pochi passi. La Germania inizia a fare della scuola calcio. Il triangolo sulla destra che mette Müller in area  è troppo perfetto per non essere una concessione generosa della difesa inglese. Il centrocampista ventenne è abbastanza freddo da fare la scelta giusta per l’accorrente Podolski sull’altro lato. Il suo sinistro da posizione defilata lambisce il palo lontano passando sotto le gambe di James. L’Inghilterra si perde, sembra crollare, ma bastano dieci minuti per cambiare tutto, con Upson che infila la porta tedesca di testa mentre Neuer svolazza a caso e in ritardo. Un minuto più tardi la tragedia assume proporzioni sheakspeariane con il fattaccio di Lampard e il primo tempo si chiude qui.

Al rientro c’è un’Inghilterra volitiva ma confusionaria, con i tedeschi trasformati in perfette macchine  programmate per colpire in contropiede.  Al 22’, sul rovesciamento dopo una punizione inglese respinta dalla barriera, la Germania mostra un colpo che tutti i giocatori del mondo provano in allenamento dall’età di otto anni circa, sapendo che in partita non verrà mai così bene: la treccia. Palla a Podolski sulla sinistra, Özil avanza al centro, Müller accompagna a destra. Podolski si accentra con il pallone, l’uomo al centro incorcia senza palla e in un attimo il lato debole diventa quello forte. Müller si fa trovare pronto e il resto lo fa James, prendendo gol suo palo. Un’azione simile, anche se non altrettanto scolastica, arriva tre minuti dopo con Özil che, pur non essendo Usain Bolt, infila in velocità un marcatore fuori tempo e vola sulla sinistra.

Il tocco per Müller è freddo quanto la conclusione dell’eroe di giornata. Il resto della partita è semplice controllo del potere. L’Inghilterra non è quella che dovrebbe essere, con grande scorno di Capello in panchina. Rooney è volenteroso, ma quello che ha fatto vedere oggi lo conduce dritto dritto in una roulotte di periferia, con la barba lunga, a ripensare a quel diavolo di Müller che lo ha annichilito. Per l’attaccante inglese niente baby boom, niente abbraccio alla regina, niente titoli sui tabloid. L’eroe del giorno non ha il fascino glamour della superstar, ma il suo spietato cinismo conduce alla vittoria.

di Mattia Ferraresi

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