La difesa dell’Honduras è stabile quanto il suo governo, dote che semplifica il lavoro agli spagnoli campioni d’Europa. Ma, come l’Italia sa o dovrebbe sapere molto bene, la pochezza altrui non garantisce né risultati né qualità di gioco. L’Honduras è squadra da zero punti in due partite, ma dall’altra parte non ci sono le furie rosa pallido sconfitte da una Svizzera volitiva; gli uomini di Del Bosque iniziano da subito a giocare con quel certo piglio che contraddistingue le squadre che hanno voglia di vincere. Difesa mai in affanno, centrocampo che offre il palleggio mai visto compiutamente nella prima partita e là davanti una dose imponente di impegno da parte di David Villa e Fernando Torres.
L’attaccante che quest’anno spera di fare le fortune del Barcellona scalda i motori con una fucilata che colpisce la traversa. E’ soltanto l’inizio, perché Villa a segnare ci prova in tutti i modi e al 17’ gli riesce nel modo più difficile. El Guaje prende palla sulla trequarti, lato sinistro, ne salta due con un gioco di prestigio, rientra sul destro e mentre subisce il contrasto del terzo difensore calcia in equilibrio precario sul palo più lontano. Valladares tocca appena e la palla s’infila nell’angolo alto. Senza sminuire una giocata che vista velocità normale è da urlo, i difensori dell’Honduras oppongono meno resistenza di certe sagome di cartone ai giochi del luna park. Ma in una coppa del mondo è normale che non ci siano squadre sulla carta non all’altezza e l’Honduras ne è una prova. La Nuova Zelanda è un altro esempio.
Dopo il gol la Spagna non si ferma e anzi sembra più affamata di una vittoria fondamentale per la classifica e con il valore aggiunto di trampolino verso una catarsi calcistica. Le furie rosse in campo ci sono, giocano come sanno, senza traccia del trauma subito contro la Svizzera. Le occasioni per gli attaccanti ci sono ma Torres sembra ispirato nella fase di preparazione, non in quella di conclusione, unica nota non completamente positiva di una Spagna uscita da ogni possibile paranoia. Il raddoppio di Villa – tiro potente deviato in modo decisivo da un difensore – mette al sicuro un risultato per la verità mai insidiato da Suazo e suoi. E ci sarebbe anche l’occasione per fare la tripletta, eguagliando il suo prossimo avversario Higuain, ma Villa mette fuori un rigore in cui il portiere si tuffa con un anticipo imbarazzante e per giunta sull’angolo sbagliato. Forse l’errore evita all’attaccante la tentazione dell’eccesso, cosa non salutare per una squadra che se gioca come sa può andare avanti in questo mondiale versione crisi globale.
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