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Sudafrica-Uruguay 0-3

Il Sudafrica se ne va con le vuvuzelas nel sacco

I Bafana Bafana fanno folklore ma non giocano a calcio. Tutto facile per il calcio più europeo che sudamericano di Tabarez

Ormai era chiaro che le vuvulzelas prescindessero dagli eventi, ma la sconfitta dei Bafana Bafana con l’Urguay conferma che lo strumento viene suonato senza il minimo criterio. Allo stadio di Pretoria i vuvuzelanti continuano a soffiare come invasati anche quando per il Sudafrica non c’è nulla da festeggiare. Fanno eccezione gli ultimi cinque minuti, in cui la gente inizia ad abbandonare lo stadio con le vuvuzelas nel sacco. Il tre a zero per gli Orientales dimostra una verità semplice: i sudafricani sono simpatici, fanno folklore, cantano canzoni popolari dalla discesa dal pulmann fino al tunnel degli spogliatoi, ma nel gioco del calcio sono scarsi, molto scarsi.

Per quanto visto, sono anche impietosamente più scarsi di una Corea del nord, che è tutto dire. Dopo il colpo (ben fatto) contro il Messico,Thsabalala crede di essere diventato il Mariolino Corso dell’emisfero australe e prova a tirare da distanze improponibili, con risultati facili da prevedere. Ma se fosse soltanto quello il problema, i Bafana Bafana qualche speranza ce l’avrebbero pure. L’Uruguay gioca a calcio, e questo basta per affermare il predominio sul campo. La squadra di Tabarez esprime un gioco compassato, non entusiasmante, più europeo che sudamericano, impreziosito dal lavoro di un Forlan che ha gamba e cuore. Al 23’ piazza la bomba dalla distanza, aiutato da una deviazione che disegna una parabola cristianoronaldesca su cui Khune non può nulla.

Gli Orientales controllano la partita facilmente, e nel secondo tempo, quando ancora il Sudafrica non si è mai affacciato dalle parti di Muslera, si consuma la tragedia nella tragedia. Da un’azione confusa dell’Uruguay viene fuori un passaggio a centro area per Suarez, incredibilmente tenuto in gioco da un difensore sudafricano. Dribbling sul portiere in uscita che colpisce il piede dell’attaccante. Suarez va giù facile ma il contatto c’è. Rigore, espulsione, due a zero, ancora Forlan. Il resto del match è una processione degli spettatori verso le uscite dello stadio, in barba alla festa popolare. All’ultimo minuto di recupero l’Uruguay segna il terzo gol. Il pallone che arriva a Pereira a un metro dalla linea di porta deve essere soltanto essere colpito di testa per entrare e nonostante questo l’attaccante lo colpisce male, la palla carambola sul ginocchio ed entra. Ognuno ha la sua croce.
 

di Mattia Ferraresi

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