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Dissimulazioni parallele

Ecco le furbe trame di Casini e del Cav. intorno alla manovra

Berlusconi corteggia e telefona molto al leader centrista, ma nessuno dei due crede sul serio a una nuova Cdl

Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini si corteggiano pubblicamente, si telefonano in privato (tre volte nelle ultime due settimane) e pare si siano pure incontrati il mese scorso. Ma si tratta di manovre cui nessuno dei due crede sino in fondo: è un mix di furbizie che si incrociano. Il premier ha teorizzato il ritorno dell’Udc nel centrodestra, la settimana scorsa, di fronte al proprio – a tratti interdetto – stato maggiore. Nemmeno i generali del premier se la sono bevuta tutta. Ai più accorti tra i membri dell’entourage berlusconiano risulta evidente che al Cav. il flirt (ma nulla di più) con Casini torna utile soprattutto per arginare Giulio Tremonti, rafforzare gli elementi irrequieti del Pdl che avversano l’asse del superministro con la Lega, e contemporaneamente anche per far ingelosire Gianfranco Fini.

Un opportunismo tattico che corrisponde specularmente all’atteggiamento del leader centrista nei confronti del Pdl. Da parte sua, Casini ha un disperato bisogno di fare movimento tattico specie adesso che la partita, non solo sulla manovra, sembra giocarsi soprattutto tra Pdl e Pd, e tra governo, Confindustria e Cgil. E’ vero che Casini, aiutato non poco dall’irruenza di Di Pietro, si sta smarcando sempre più dal centrosinistra, ma da qui a rinunciare sia al progetto di Partito della nazione (antibipolare) sia agli abbocchi (benché sempre più flebili) con Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema, ce ne passa. Né Berlusconi né Casini hanno un vero interesse a chiudere un accordo: basta che ne trapeli pubblicamente la promessa (o la minaccia). Secondo una leggenda metropolitana che ambienti accreditati del Palazzo riferiscono al Foglio (e che l’Udc smentisce ma nel Pdl confermano), alcuni giorni fa Lorenzo Cesa, segretario dei centristi, avrebbe rassicurato Berlusconi sull’interesse del partito a un riavvicinamento organico al centrodestra. Cesa ha però specificato al premier che “sarebbe necessario un nuovo governo, un Berlusconi-bis”, ipotesi che il presidente del Consiglio ha respinto. Si tratta infatti di una richiesta giudicata strumentale, se non “ridicola, perché non la si può ovviamente accogliere”, dice un importante dirigente del Pdl che aggiunge: “Figurarsi, ci complicheremmo la vita ancora di più imbarcando nel governo l’Udc. Il 2001-2006 ha insegnato qualcosa. Anche a Berlusconi”. Ma chissà.

D’altra parte martedì il premier, nel corso dell’ufficio di presidenza del Pdl, ha stabilito che la manovra sarà emendabile: cosa che rafforza in alcuni osservatori l’idea che il Cav. intenda allargare, se possibile, i confini della maggioranza, magari manifestando interesse agli emendamenti che Casini sta preparando. Di un interesse, “se c’è, non ce ne siamo accorti”, dicono nell’Udc, dove lamentano “freddezza”. Ma dalle parti del Pdl si preparano a rispondere. Lunedì prossimo la fondazione di Fabrizio Cicchitto, “Rel”, alla presenza di tutti i ministri economici inaugura un proprio seminario di proposte sulla manovra. Dice Sergio Pizzolante, il deputato del Pdl che anima le attività della Fondazione: “Bisogna individuare misure che rilancino l’economia. Meno stato, meno burocrazia e più libertà d’impresa”.

Dettaglio importante: tra gli interlocutori esterni ci saranno la Cisl di Raffaele Bonanni e la Rete Imprese Italia di Giorgio Sangalli, ovvero gli stessi interlocutori con i quali Casini ha cominciato a giocare di sponda sulla manovra a partire dalle aperture reciproche registrate a maggio nel corso della convention dell’Udc a Todi. Se la linea dell’Udc sulla manovra è ben impostata (“Se ci saranno segnali di attenzione alle nostre proposte potremmo prima astenerci e poi anche votare sì”), Pizzolante – che il programma di Rel lo ha scritto – dice: “A partire dal convegno ci sarà attenzione per i temi posti dall’Udc”. Visti i numerosi colloqui alla Camera, sembra che Cicchitto stesso stia lavorando per trovare dei punti di incontro. L’Udc ha già stilato una lunga lista: credito d’imposta per le aziende che assumono i giovani; riforma delle pensioni; garanzie alle famiglie sui servizi sociali; riduzione permanente dello stipendio dei ministri.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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