IL FOGLIO .it - Direttore Giuliano Ferrara
accesso abbonati
ArchivioLa giornata

I due fronti democratici

Non solo fisco. Ecco come il Pd tenta di incalzare il Cav. su lavoro e pensioni

I democratici preparano una proposta per alzare l’età pensionabile e rilanciano sulle tasse. La polemica alla Camera

Il quotidiano Europa ha celebrato l’evento con un editoriale che parla di svolta, ancorché “piccola”, e fa i complimenti a due giovani capaci di “spezzare le continuità con le vecchie piattaforme di sinistra”: segno che a qualcuno, anche al di fuori dell’inner circle bersaniano, le lenzuolate di Andrea Orlando sulla giustizia e di Stefano Fassina sul fisco, pubblicate dal Foglio, sono piaciute per i contenuti e per la scelta di dare spazio a voci fedeli, ma meno note e anche meno scontate. E tuttavia le critiche sono piovute abbondanti sui due quarantenni diversi per studi e biografia politica: più esplicite quelle a Orlando (perché il dipietrismo è più forte della sinistra e del cigiellismo in questa fase).

Fassina per ora, complice forse la festa del Lavoro, ha incassato complimenti ma anche mugugni indignati in Transatlantico, anche perché ha attaccato frontalmente il gruppo parlamentare della Camera, ovvero l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano (e indirettamente Dario Franceschini) bocciando la proposta di aumentare le tasse ai redditi superiori ai 200 mila euro annui per finanziare l’estensione da 12 a 24 mesi della cassa integrazione. “Fassina poteva limitarsi a uccidere il padre, cioè Vincenzo Visco che l’ha cresciuto, non c’era bisogno di attaccare così il gruppo”, osservavano alcuni deputati. Mentre si vocifera di una risposta scritta che potrebbe arrivare dai popolari, Damiano replica: “Benissimo l’orizzonte di una minore pressione fiscale, ma c’è un problema di redistribuzione delle risorse. E ridurre le aliquote a due avvantaggia i ricchi…”. L’endorsement di Fassina alla linea anti tasse ha innescato però un meccanismo di emulazione riformista all’interno del Pd. Specie all’interno di Area democratica, dove la minoranza che fa capo a Franceschini e Veltroni si prepara al prossimo convegno di Cortona (7 maggio) dove la questione forte, accanto alle riforme istituzionali, sarà proprio il welfare. “Franceschini batterà un colpo sulle pensioni”, dicono i suoi, in particolare pro aumento dell’età pensionabile rilanciata peraltro dall’economista Francesco Giavazzi sul Corriere.

Per la verità, D’Alema l’aveva sostenuto non più tardi dell’11 aprile, in un’intervista al Sole 24 Ore, in cui diceva che “bisogna accompagnare un processo di innalzamento per l’età pensionabile” e che “questo è uno dei temi della grande questione giovanile che la sinistra ha faticato molto a comprendere e ancor di più ad affrontare”. Lo stesso Fassina lo raccoglie quando dice che “la flessibilità necessaria per quanti svolgono attività economicamente dipendenti va garantita attraverso il contratto a tempo determinato, ma delimitato sia in termini di durata che di causali e accompagnato da incentivi alla stabilizzazione”. Ma Franceschini vede lo spazio per dire qualcosa di più: “Mi auguro che sia in sintonia con quello che sostiene Tiziano Treu, uno dei suoi consiglieri”, auspica il liberal Enrico Morando, “ovvero che oltre all’aumento dell’età pensionabile ci sia l’unificazione delle aliquote pensionistiche”. Sul tema i bersaniani sono più prudenti come pure il vicesegretario Enrico Letta, visto che toccò a lui, all’epoca sottosegretario del governo Prodi, sostituire lo scalone di Maroni con gli scalini. “Il nostro – ha detto ieri Bersani – è un partito fondato sul lavoro e il lavoro è il problema numero uno degli italiani”.

Più complicata per Area democratica la questione lavoro, dove la vis riformista si dirama in quattro proposte parlamentari e almeno due visioni diverse sul percorso da seguire. Morando sostiene che la miglior ricetta per superare il dualismo tra iperprotetti e ipoprotetti è quella di Pietro Ichino, che prevede la sepoltura dell’articolo 18 in quanto totem. Paolo Nerozzi, ex Cgil, ha appena rivisitato la proposta di Tito Boeri e Pietro Garibaldi, il contratto unico fatto salvo l’articolo 18. Infine, vi è il tentativo di mediazione dell’ex ministro Treu, deciso ad assumere il ruolo di pontiere anche con la maggioranza bersaniana. Ma gli altri respingono l’idea stessa di una mediazione: “Piuttosto che annacquare tutto nel compromesso, meglio scegliere”, sostiene Nerozzi e così anche Morando. Preferiscono dire la loro a Cortona in un dibattito che si annuncia serrato e portare il tutto a Bersani, all’assemblea del 21 maggio. E senza escludere che la proposta venga messa ai voti.

di Alessandra Sardoni

Sito certificato Audiweb

Web Design: Vai al sito di Area Web     Hosting: Vai al sito di Bluservice     Advertising: Vai al sito della divisione WebSystem del Sole 24 Ore

Se preferisci vedere questa pagina ottimizzata per iPhone clicca qui