"Non c’è alcun dubbio che la situazione economica italiana sia di crisi profonda. Intervenire sui prelievi fiscali aumentando le tasse patrimoniali, come suggerito ieri da Carlo De Benedetti sul Foglio, può aiutare ma non è sufficiente. E richiede alcune cautele, a causa dei problemi tipici del nostro paese. La priorità va data a un taglio dell’Irpef di 1 o 2 punti pil e a una lotta decisa al fenomeno dell’evasione”. L’ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco (Pd), concorda solo in parte con l’intervento di ieri di De Benedetti sulle pagine del Foglio. “Non credo ci siano margini per aumentare l’Iva, come afferma De Benedetti. L’imposta sul valore aggiunto genera in Italia un gettito contenuto, ma le aliquote sono mediamente più alte rispetto a quanto accade in altri paesi e i beni con l’imposizione minore sono gli stessi. L’unica spiegazione per le basse entrate derivanti dall’Iva è legata a un’evasione nell’ordine del 30-40 per cento”.
Visco rivendica al centrosinistra di aver già ridotto in parte il carico fiscale sul lavoro: “L’ultimo governo Prodi ha operato riduzioni fiscali imponenti. Il problema dell’economia italiana, però, non è soltanto questione di tasse. Il problema strutturale è una produttività che non aumenta affatto, è la mancanza di investimenti nei settori più avanzati e innovativi”. Per l’ex ministro è comunque il contrasto all’evasione il vero obiettivo di ogni riforma: “Con un’evasione come quella che abbiamo in Italia, pari al doppio dei paesi civili, l’obiettivo di recuperare 50 miliardi di euro in un numero ragionevole di anni è assolutamente alla nostra portata. Il problema è che gli evasori sono tanti e votano, e quindi c’è qualcuno che ritiene di dover affermare che non pagare le tasse è un comportamento legittimo di autodifesa. In Italia, con la scusa della privacy, non si vogliono più neanche pubblicare le dichiarazioni dei redditi. E’ grottesco. Anche la depenalizzazione del falso in bilancio è stata fatta per aiutare gli evasori. Cominciamo a reintrodurre le misure che sono state abolite perché ritenute “vessatorie”.
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