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La settimana prossima si esprimerà il Csm, intanto l’Associazione nazionale magistrati tace e le correnti sono in imbarazzo

L’emergenza rifiuti divide la magistratura, Napoli all’offensiva

Dal Foglio del 30 maggio 2008.

Roma. I venticinque arresti chiesti e ottenuti dalla procura di Napoli tra gli addetti all’emergenza rifiuti dividono la magistratura italiana, lacerata tra nostalgia dello scontro permanente con la politica e consapevolezza dei tempi che cambiano. L’Anm tace e non convoca il parlamentino di guerra, mentre il Csm, trascinato nell’affaire dalle toghe partenopee, prende tempo ma difficilmente, al suo interno, la componente di centrosinistra potrà discostarsi troppo dalla posizione già espressa dal Pd in Parlamento: c’è un emergenza, necessitano reazioni d’emergenza. Persino le correnti, per quel che si apprende dal dibattito carsico interno all’associazionismo, sembrano a disagio. Se nel passato Anm, Csm e procure si muovevano in falange, adesso non è più così. Qualcosa di più emergerà tra domani e dopodomani, in seguito al consiglio centrale di Magistratura indipendente. Ma non sono pochi a far notare che “una cosa è fare la guerra a Berlusconi sull’ordinamento giudiziario, altro è mettersi di traverso e passare per quelli che impediscono la risoluzione di un problema”.

Il timore di alcuni settori è che lo scarto dei magistrati campani si risolva in un effetto boomerang per l’intera categoria, manifestandosi per una mera rivendicazione corporativa aggravata dalle manette: le procure della Provincia protestano contro l’accentramento delle indagini sui rifiuti a Napoli perché così perderebbero poteri mentre, al contrario, i giudici napoletani sarrebbero preoccupati dall’afflusso di extralavoro. Una polemica che ricorda quella che coinvolse Giovanni Falcone quando propose di trasferire i reati di mafia dalle “mille procure d’Italia” a un’unica superprocura nazionale.

L’Anm, dopo le traumatiche dimissioni del presidente “dialogante” Simone Luerti e la designazione del successore, il pacato Luca Palamara, aveva tiepidamente assecondato le spinte della propria sinistra interna muovendo una critica al decreto rifiuti voluto dal governo Berlusconi. Era stato uno dei leader di Md, Giuseppe Cascini, a insistere scavalcando il presidente Palamara. Ma agli osservatori appariva come un gioco delle parti: un teatro nel quale l’Anm non poteva che criticare, e il governo agire di fronte all’enormità dei rifiuti che appestano la Campania. Eppure, quando le cose sembravano filare con la smobilitazione delle barricate nella discarica di Chiaiano e l’incontro chiarificatore tra l’Anm e il Guardasigilli Angelino Alfano, la procura di Napoli ha prima chiesto e ottenuto gli arresti, poi ha inviato una lettera al Csm con la richiesta di pronunciarsi contro l’accentramento delle competenze giudiziarie a Napoli. Un’iniziativa forte, presa da una procura che, dopo l’addio di Agostino Cordova, ha visto crescere il peso della sinistra togata. Così la procura partenopea ha scavalcato l’Anm nel tentativo di stanare la sinistra politica che siede nel Csm.

Chiamando in causa l’organo tecnico-istituzionale che governa la magistratura si cerca di ricostruire lo schema del 2001: l’asse d’acciaio tra l’Anm, le procure e il Csm. Ma i tempi sono cambiati, l’Anm resta silente mentre in Parlamento il centrosinistra ha stigmatizzato le manette e la contrapposizione. Difficile immaginare che nel Csm possano emergere posizioni troppo divergenti. Anche perché l’imbarazzo non è solo dei politici ma di molti togati. L’Anm sembra voler tenere un basso profilo e non ha nemmeno convocato il proprio Comitato direttivo, ovvero l’assise attraverso la quale l’Associazione ha da sempre dato solennità alle proprie posizioni, specie nei momenti di scontro. All’interno delle singole correnti associative, poi, il fenomeno è identico, si oscilla tra perplessità e condanna.

La destra dei giudici, Mi, vive momenti di tensione che emergeranno domani nel corso del consiglio nazionale, ma anche Unicost – il grande centro – è divisa e frena le polemiche. D’altra parte nel governo Berlusconi è rappresentata, con il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, l’uomo simbolo della rappacificazione. La situazione è magmatica, ma la magistratura non è stretta a coorte intorno alla procura di Napoli. Decisivo sarà il tono con il quale interverrà il Csm: se dovesse assestarsi sulle posizioni del Pd, sarebbe uno schiaffo ai teorici dello scontro.

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