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Intercettazioni e rifiuti oggi in cdm, fra annunci e leggende

Il governo dei refusi a un passo dallo scontro con il Quirinale

Dal Foglio del 12 giugno 2008

Roma. La marcia del CaW. sulle grandi intese va avanti nonostante la sfiorata collisione tra Palazzo Chigi e presidenza della Repubblica sulla regolamentazione delle intercettazioni. Il decreto rifiuti gode del sostanziale placet del centrosinistra e “il caos delle intercettazioni” sarà oggetto di un riordino bipartisan, un intervento condiviso e parlamentare come auspicato dal capo dello stato Giorgio Napolitano. Già domani entrambi i dossier saranno sul tavolo del Consiglio dei ministri e sulle intercettazioni Silvio Berlusconi ha accolto in parte i dubbi della Lega – e del Pd – sull’estensione delle fattispecie di reato per le quali le intercettazioni telefoniche saranno permesse. Lunedì il premier aveva elencato solo i reati di mafia ma nella bozza che arriva al Cdm sono presenti sia il reato di concussione sia quello di corruzione. “Abbastanza – dicono nel Pdl – da far cadere il sospetto che si tratti di una legge ad personam”.

Lo stesso Berlusconi ha annunciato da Napoli – dove è tornato per l’emergenza rifiuti – che le intercettazioni saranno consentite “per pene da dieci anni in su”. Una soluzione che accontenterebbe in parte la Lega, oggi Umberto Bossi incontrerà il premier per esaminare i dettagli del testo nel corso di una colazione ufficiale. Il ministro per le Riforme chiede un’ulteriore estensione delle fattispecie “a tutti i reati contro la pubblica amministrazione”. Eppure ieri sera i timori leghisti erano in dissoluzione, con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che manifestava di aver gradito “il limite di dieci anni” e la disponibilità del premier. Una formula, d’altra parte, che soddisferebbe il Pd e forse anche i dipietristi. Massimo D’Alema e il suo omonimo dipietrista Donadi parlavano a una voce sola: “Il testo proposto da Mastella ai tempi del governo Prodi è una buona base di partenza”. Un clima di generale disponibilità officiato da Napolitano, benedetto dal vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, e rafforzato dalle dichiarazioni di alcuni magistrati di sinistra come Nello Rossi. L’esponente dell’Anm è stato netto: “Occorre rafforzare il divieto di pubblicare le intercettazioni”. Tutto in ordine? Non proprio.

Per alcune ore, ieri, sembrava tutto saltato. La notizia – poi smentita da Berlusconi – che il governo avrebbe trasformato il disegno di legge sulle intercettazioni in un più aggressivo decreto legge aveva provocato l’irritazione del Pd e l’imbarazzo del Quirinale, da dove si sottolineava la forza dell’invito al dialogo avanzato da Napolitano. Una circostanza inattesa e temibile (sarebbe stato il primo scontro istituzionale con Napolitano) durata per cento minuti e risolta dal Cav. con una spiegazione disarmante: “E’ stato un refuso”, chi ha redatto l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri ha confuso il ddl con un dl.

Dopo la precisazione tutto risolto, o quasi. Perché nel Pdl circola una leggenda: non si sarebbe trattato d’un refuso. Secondo questa narrazione, in un primo momento il Cav. aveva davvero preferito un decreto per timore che il Pd sulle intercettazioni la tirasse per le lunghe. Ma il premier avrebbe cambiato idea repentinamente per evitare una rottura con il Quirinale. Possibile? Con la scelta tosta di un dl il premier avrebbe contestualmente: segnalato ad Alfano che sulla giustizia si può, sì, dialogare, ma senza perdere tempo (da qui la presenza di Nicolò Ghedini come un’ombra sul Guardasigilli); e rivolto un messaggio a Veltroni, non una rottura ma un avvertimento. Tanto che persino il “dissidio” con la Lega sarebbe stato un gioco delle parti: “Le richieste di allargare le fattispecie di reato erano già state accolte”. A costringere il governo a una marcia indietro sarebbe stata la grande preoccupazione tra i consiglieri del Cav. per l’ipotesi di una smagliatura istituzionale. A Napolitano, prosegue la leggenda, sarebbe arrivato un messaggio chiaro – “la nostra è solo una mossa tattica” – però con il rischio annesso di una contorsione troppo rumorosa. Ma è appunto una leggenda.

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