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Regionali al batticuore

Cav. tentato dal decreto per salvare le liste del Pdl. Il Quirinale guarda al Pd

Riammesso il listino della Polverini oggi si saprà di Formigoni. Berlusconi va da Napolitano e convoca i ministri

Al momento in cui questo giornale va in stampa l’unica certezza è che il listino di Renata Polverini è stato riammesso. Quanto al resto restano aperte tutte le ipotesi. Silvio Berlusconi è in attesa di incontrare il presidente della Repubblica dal quale, dopo aver attivato un canale diplomatico con le opposizioni, si attende il placet preventivo sull’ipotesi di un intervento legislativo che risolva il pasticcio nel quale il Pdl si è cacciato con la lista di Roberto Formigoni in Lombardia e la lista regionale di partito nel Lazio entrambe escluse dalla tornata elettorale. Al termine di un ufficio di presidenza nel quale Berlusconi si è dimostrato preoccupato, ma fiducioso su una possibile soluzione positiva della vicenda, è stata presa la decisione di preallertare il Consiglio dei ministri in vista del possibile varo di un decreto in seduta notturna o al più tardi questa mattina.

Nonostante la cautela ufficiale, attraverso i contatti diplomatici sono arrivate significative aperture da settori della maggioranza dalemiana interna al Pd; così come da parte dei Radicali. Ma è anche interesse strategico dell’opposizione temporeggiare e lasciare sospesa la maggioranza il più a lungo possibile, per poi offrire – all’ultimo momento – una soluzione bipartisan spendibile in campagna elettorale. Dice intanto Bersani: “Non ci sono accordi taciti. Noi siamo per aspettare il Tar e il Consiglio di stato”. Tuttavia, ottenuto un accordo politico sottoscritto dalla minoranza, è possibile che anche il Quirinale si acconci a superare i dubbi formali legati alla ratifica di un dispositivo che in almeno una delle formulazioni possibili, quella della riapertura dei termini di consegna delle liste, non ha precedenti. In altre situazioni, nel 1995 e nel 2005, vennero concesse solo delle proroghe, mai retroattive.

La soluzione politica all’impasse delle liste non esclude, a mali estremi, una forzatura. Il centrodestra potrebbe presentare in Parlamento e votare da solo in tempi rapidissimi un ddl per togliersi dai guai. Ma sono soluzioni rischiose per tempistica e galateo istituzionale, dunque escluse da qualsiasi esponente di prima fila di Pdl e Lega. Eppure c’è chi ne parla allo scopo di tenere alta l’attenzione e la drammatizzazione del problema; quello stesso fenomeno di tatticismo un po’ nervoso e un po’ calcolato che aveva fatto sbottare Ignazio La Russa (“siamo pronti a tutto”) e che avrebbe fatto dire al premier, mercoledì sera ad alcuni deputati, “temo una reazione di piazza del mio popolo”. Uno degli effetti auspicati è anche quello di mettere sotto pressione il Tar lombardo che dovrà pronunciarsi sulla riammissione di Roberto Formigoni e, in seconda battuta, anche sul Consiglio di stato. Si tratta di una strategia che non ha influito sui precedenti giudizi delle Corti d’appello. Ma chissà. La notizia è che il Tribunale amministrativo potrebbe accelerare le procedure decisionali proprio in virtù dell’urgenza riconosciuta alla questione delle liste.

E chissà che non sia, alla fine, il Tar a risolvere tutto, o quasi. Sondati alcuni esponenti di prima fila nel Pdl, dalle parti berlusconiane si sacrificherebbe anche la lista romana (benché ciò riduca le chance di successo di Renata Polverini) una volta ottenuto il ritorno in gara di Formigoni in Lombardia. D’altra parte l’intervento legislativo che salverebbe anche la lista del Pdl in appoggio di Polverini (una riapertura dei termini di consegna delle liste con rinvio del voto) appare più complesso, e a rischio di incostituzionalità, di un dispositivo che sani solo la candidatura formigoniana. Non è escluso possano essere varati due decreti: uno dei quali basato su un’interpretazione estensiva delle norme procedurali sulla presentazione delle liste. Ma è tutto evanescente. Di sicuro un provvedimento non concordato da tutte le forze politiche e non studiato al dettaglio potrebbe mettere a rischio la validità delle elezioni provocando un pasticcio persino più grave dell’esclusione del Pdl nel Lazio. Sussiste la possibilità che venga sollevata la questione di costituzionalità. Se la Consulta poi annullasse la normativa le elezioni sarebbero da rifare.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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