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Respinto il ricorso di Formigoni: listino escluso in Lombardia. Pdl fuori in provincia di Roma

Maroni esclude il decreto pro Polverini. Il Pdl si sente nelle mani dei togati

La Corte d'Appello di Milano ha respinto il ricorso della lista Formigoni contro l'esclusione dalle elezioni regionali del 28 marzo. In particolare la Corte d'appello di Milano ha bocciato l'istanza di rimissione in termini presentata per il listino cappeggiato da Formigomi poiché ''i termini per la presentazione delle liste previsti dal legislatore sono all'evidenza perentori''.

La Corte d'Appello di Roma ha respinto il ricorso del Pdl, che non potrà correre alle Regionali del Lazio a Roma e provincia. E' quanto ha appreso l'Agi.

Allo stato attuale la lista civica Renata Polverini è stata ammessa dal Tribunale di Roma con riserva per consentire approfondimenti sulla posizione di tre candidati. I giudici stanno valutando i documenti relativi ad un luogo di nascita errato, ad un certificato elettorale e alla posizione di un terzo candidato. Secondo la lista i documenti già presentati dovrebbero consentire di risolvere i problemi e permettere la pronuncia positiva nelle prossime ore. Nessun problema nelle altre quattro province.

Non resta che il Tar del Lazio o un intenso lavoro di dissuasione diplomatica di Silvio Berlusconi sull’amico Umberto Bossi. La Lega non permetterà nessun intervento legislativo del governo che favorisca la riammissione della lista romana del Pdl e così, sul già incerto successo di Renata Polverini nel Lazio, ora si addensano nubi nerissime; abbastanza da far ritenere non improbabile la sua sconfitta contro il candidato del Pd Emma Bonino.

La lista provinciale del Pdl a Roma, collegata a Polverini, non potrà essere riammessa attraverso un intervento ad hoc del governo. L’ipotesi – smentita dagli interessati ma circolata sul serio nel Palazzo – è stata definitivamente bocciata dalla Lega e senza apparenti margini di ulteriore trattativa. Lo ha detto con chiarezza Roberto Maroni parlando da ministro dell’Interno ma soprattutto da dirigente del movimento nordista: “Un decreto è impossibile”. D’altra parte è da due giorni che il partito di Umberto Bossi ha messo sempre più in chiaro di non avere alcuna intenzione di prestarsi “a una forzatura legislativa” per togliere i propri alleati da un guaio “che si sono provocati da soli per insipienza”. Che sarebbe andata a finire così, per la verità, si era già capito lunedì quando alla bouvette di Montecitorio Bossi aveva detto: “Questi sono dei dilettanti!”. Parole poi riprese all’unisono dall’intero stato maggiore padano, compreso il candidato governatore in Veneto, Luca Zaia, che ieri andava ripetendo: “Sono errori raccapriccianti. C’è stata troppa leggerezza”. 

Zaia si riferiva anche alla questione lombarda che ha messo a rischio la lista a sostegno di Roberto Formigoni. Un pasticcio parallelo a quello laziale ma a detta di tutti “assolutamente risolvibile”. Spiegano infatti da Milano: “Qui è semplicemente  una questione di timbri, la giurisprudenza è dalla nostra parte”. Così come sembra essere soltanto una questione di firme anche la momentanea esclusione del listino di Renata Polverini, un problema aggiuntosi ieri all’esclusione della lista provinciale di Roma. Un’ulteriore botta ma già in via di risoluzione, precipitata ad aggravare lo stato confusionale di un Pdl nel quale il gruppo dirigente forzista accusa i compagni della ex An. C’è anche chi, tra i generali di Silvio Berlusconi, sussurrando, prevede contromisure da mettere in atto subito dopo le regionali, a urne chiuse. Fatta salva l’improbabile ipotesi movimentista, ovvero un gesto di rupture del premier contro quelle che Sandro Bondi ha definito “le nomenclature”, è sempre più verosimile che i dirigenti più forti della ex FI – il gruppo dei ministri quarantenni, i coordinatori e i capigruppo berlusconiani – decidano di costituirsi in una sorta di corrente del Cav., un cordone sanitario che contrasti i gruppi organizzati degli ex finiani e dello stesso presidente della Camera. E’ infatti alle correnti aennine che viene rimproverato il pasticcio delle liste: “Le hanno sbianchettate loro all’ultimo momento, aggiungendo e sottraendo nomi”, spiegano a Montecitorio i forzisti. Ma quanto alla reazione dei berlusconiani è tutto ancora evanescente. Anche se l’idea di un confronto in campo aperto per il dopo regionali (un congresso?) si era già fatta largo anche tra i finiani di più stretta osservanza. Si vedrà.

Esclusa l’ipotesi di un decreto o di un ddl anche per l’interdetto leghista, la sorte della lista romana del Pdl è affidata alla clemenza e al buon senso dei giudici. Lo ha rivelato la stessa Polverini quando, poco dopo aver incontrato il premier a Palazzo Grazioli, si è fatta sfuggire una frase rivelatrice e – secondo alcuni antipatizzanti – sconsolante: “Stiamo facendo tutto quello che serve e che hanno richiesto dal tribunale. Sono ottimista e lo è anche Berlusconi”. Nel Pdl ci si chiede se sia possibile affidare alla magistratura una decisione così importante per le sorti del voto. Difatti, qualora la lista fosse esclusa in maniera definitiva, il danno per il candidato del Pdl pare possa essere davvero consistente; abbastanza da aggiudicare al Pd una vittoria a tavolino. I sondaggi definiscono “non determinante” la capacità di consenso personale espressa da Polverini ma attribuiscono una forza decisiva ad alcuni dei capolista romani, gente capace di mobilitare migliaia di voti nella capitale. Per adesso sono tutti fuori.

Leggi Invece di circondarsi di geni e visagisti, il Cav. faceva meglio a recuperare il funzionario di partito

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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