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Il Cav. torna al sorriso ma apre la campagna senza dire mai “Pdl”

Centrodestra in bilico tra la coesione obbligata per le regionali, i distinguo politici e il fantasma di un congresso

Silvio Berlusconi ha inaugurato la campagna elettorale e lo ha fatto bombardando la magistratura meno di quanto ci si aspettasse e senza mai pronunciare la parola Pdl; mantenendo così strategicamente aperta l’ipotesi movimentista. Il premier sembra intenzionato a farsi vedere di più e ha anche ritrovato, per la gioia del suo entourage (da qualche tempo un po’ preoccupato), la battuta e il sorriso. “Roberto Cota è il migliore candidato possibile per il Piemonte e vincerà”, ha detto parlando a Torino, per poi aggiungere: “Tuttavia ha un difetto, ha una moglie magistrato… Ma è una di quei magistrati perbene e spero aumentino sempre di più. Alcuni sono talebani”. La sentenza della Cassazione sul caso Mills, nonostante non sia stata il pieno successo che alcuni si aspettavano con eccessivo ottimismo, potrebbe finire col risollevare l’umore di un Pdl che si appresta oggi a chiudere le liste per le regionali e dunque forse a farla finita con i dispettucci che nell’ultima difficile settimana si sono accompagnati alle indagini giudiziarie e al circo delle intercettazioni telefoniche.

Secondo gli stessi dirigenti del partito è prevedibile che da lunedì, a liste chiuse e a campagna elettorale iniziata, il clima si rassereni. Almeno per il momento. Non fosse così, confermano le stesse fonti, “significherebbe che qualcosa si è rotto”. A quel punto il Cav. comincerebbe a immaginare delle contromisure per il dopo elezioni. Ma l’impegno personale promesso ieri dal premier in questa campagna elettorale suona come una speranzosa chiamata all’ordine: “Diremo alla gente che queste elezioni rappresentano una scelta di campo”. E le parole con le quali Paolo Bonaiuti ha smentito le ricostruzioni su una possibile arrabbiatura di Berlusconi per l’incontro di giovedì tra Fini, Casini e Pisanu sono suonate come un gesto di pace. Forse inevitabile, visto l’approssimarsi dell’appuntamento elettorale. D’altra parte il Cav. non ha fatto mancare uno scappellotto a Fini quando sull’immigrazione ha ribadito che “a sinistra pensano di batterci con la concessione del voto agli stranieri”. E poi: “Di Girolamo lo ha portato An”.

Le tensioni infatti ci sono e nell’area finiana c’è chi parla di un congresso da reclamare a urne chiuse, qualora il centrodestra non dovesse stravincere le elezioni (o qualora il sistema delle preferenze affermi un successo della componente di An). Fabio Granata dice al Foglio che “è difficile tenere insieme un partito quando coesistono posizioni diametralmente opposte su temi importanti quali l’immigrazione o i pericolosi contatti tra mafia e politica. Per non parlare dei rapporti con la magistratura, che va rispettata. Sarà necessario un confronto approfondito”. Difficile capire che cosa esattamente significhi, ma considerata la storia del berlusconismo un congresso appare quantomeno improbabile. Il vicecapogruppo berlusconiano al Senato, Gaetano Quagliariello, sorride all’idea: “E’ una questione fuori dal tempo. Allora consiglierei di chiedere anche una verifica. E perché non candidare Mariano Rumor alla segreteria?”.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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