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Le voci di Islamabad

Aria da colpo di stato in Pakistan, il Pentagono rafforza le operazioni

Le richieste pachistane al generale Kayani: prendi tu il controllo. Una bomba uccide tre istruttori americani

La presenza militare americana in Pakistan è sempre più forte, ma il governo alleato di Islamabad è sempre più debole e rischia – e se ne parla apertamente – di essere esautorato dallo stato maggiore dell’esercito (il potere che finisce sotto il controllo dei militari: a Islamabad non è una novità assoluta). Ieri mattina i talebani hanno fatto esplodere una mina contro un convoglio di scuolabus che andava all’inaugurazione di una scuola per bambine nel nordovest del Pakistan. Tra i nove morti c’erano anche tre istruttori militari americani, lì per scorta.

Si sa che la Casa Bianca ha spedito uomini delle Forze speciali ad aiutare sul campo i soldati del Pakistan, ma la nozione è ancora così imbarazzante per il governo di Islamabad che ieri le prime agenzie a caldo riportavano la morte di tre non meglio specificati “giornalisti stranieri” o anche di tre “volontari americani”. Il giorno precedente, poco più a ovest, uno sciame di cinque droni americani ha colpito con 18 missili il villaggio di Datta Khel. E’ il tredicesimo attacco aereo americano sul Pakistan dal trenta dicembre scorso e anche il più intenso mai compiuto fino a oggi. Washington ufficialmente non parla mai dei bombardamenti, ma in questo caso l’obbiettivo doveva essere importante: alcune fonti dicono fosse Sirajuddin Haqqani, l’elusivo leader della fazione Haqqani responsabile anche dell’attentato che il 17 settembre scorso uccise sei parà italiani a Kabul; oppure, un conciliabolo di capi talebani radunati per decidere il successore di Hakimullah Mehsud, il leader forse morto in un altro bombardamento – ma manca la conferma.

Non c’è crisi soltanto al nord. Martedì all’esercito è arrivata una richiesta da un governo regionale: prendete voi il controllo della megalopoli meridionale di Karachi, 15 milioni di abitanti, dove le tensioni tra fazioni politiche sono ormai fortissime. La stessa richiesta sarebbe arrivata, ma per tutto il paese, al generale più alto in grado del Pakistan Ashfaq Kayani: il presidente Zardari è accusato di corruzione, il paese è senza leadership, prendi tu il controllo. Kayani per ora declina l’offerta.

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