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Parla l’ex ambasciatore degli Stati Uniti all'Onu

“In Iran serve l’intervento militare. Ma Israele non potrà contare su Obama”

Da Guantanamo alle torture, il “primo presidente post-americano” si è chiuso in un internazionalismo ingenuo

“Il tempo delle sanzioni e della diplomazia è scaduto, l’unica strada per impedire che l’Iran si doti di armi atomiche è un’azione militare preventiva”. E’ così che l’ex ambasciatore americano all’Onu, John Bolton, pensatore di punta del mondo neoconservatore, replica alla notizia che il Senato americano ha approvato una legge che permetterà al presidente Obama di imporre sanzioni sulle forniture di combustibile all’Iran. “La minaccia di un Iran nucleare è ormai planetaria”, dice Bolton al Foglio. Falco e legato all’ex vicepresidente Dick Cheney, Bolton traccia un bilancio ultrapessimista della situazione mediorientale a un anno dall’elezione di Obama. “Un Iran nuclearizzato non è un pericolo soltanto per Israele, che Teheran vuole distruggere, ma per il mondo intero, l’Iran è sponsor globale del terrorismo. Israele e l’Europa finirebbero sotto la minaccia balistica dell’Iran. Ma c’è anche il grave problema della proliferazione nucleare, l’Iran atomico porterà a un mondo nucleare multipolare instabile. Se l’Iran si dota di armi nucleari, anche Arabia Saudita, Turchia ed Egitto vorranno essere potenze nucleari. In dieci anni avremo un medio oriente nuclearizzato, una situazione impossibile. Quindi è adesso che dobbiamo impedire che l’Iran si doti di armi atomiche”.
Bolton chiede l’intervento dell’occidente nel sostegno alla rivolta a Teheran.

“In Iran oggi non c’è più tanto una teocrazia religiosa, quanto una dittatura militare. La violenza nelle strade ci dimostra che il regime vuole restare al potere con tutte le sue forze. L’occidente ha commesso l’errore di non sostenere le forze democratiche. E’ un problema che ci trasciniamo dall’amministrazione Bush. Le Guardie Rivoluzionarie hanno i fucili in Iran, la gente per strada è indifesa, l’occidente dovrebbe fornire loro assistenza materiale per il cambio di regime. Obama deve capire che l’Iran non è un partner con cui è possibile dialogare”.

La cosiddetta “guerra al terrore” non è finita soltanto perché l’ha dichiarato Obama. “Lo scorso Natale trecento persone si sono salvate soltanto perché la bomba ha fallito. Ma sono pessimista perché Obama è il primo presidente post americano. Obama non crede nell’eccezione americana, è molto più simile a un primo ministro europeo. Persino il popolo dello stato del Massachusetts lo ha rigettato. Non so quindi se vedremo una seconda presidenza Obama. La Casa Bianca oggi non vede il resto del mondo come una minaccia per l’America. Obama ha fatto capire chiaramente che non ha intenzione di impegnarsi in una ‘guerra globale al terrorismo’. L’America di Obama deve soltanto restare calma e ossequiosa. La concezione del mondo obamiana è racchiusa in una corazza di internazionalismo ingenuo”.

Sono tre i temi nei prossimi anni della presidenza
. “Il primo è la riduzione dell’arsenale americano, attraverso decisioni di budget e accordi di riduzione degli armamenti, sia bilaterali con la Russia sia multilaterali con il coinvolgimento di altri paesi. La seconda priorità, per Obama, è un accordo internazionale sul riscaldamento globale. Terzo, la governance globale raggiungerà piena maturazione. Penso alla rinuncia alle ‘torture’ negli interrogatori dei terroristi, all’impegno a chiudere Guantanamo e al processo a Khalid Sheikh Mohammed. Chiudere Guantanamo è un grave errore che fa parte della fondamentale domanda su come trattare i terroristi. Obama ha voluto la rielezione del nuovo Consiglio Onu per i diritti umani, a cui l’Amministrazione Bush si oppose rifiutandosi poi di aderirvi. La questione di fondo è quanta ‘legge’ Obama abbia intenzione di fare al di fuori del codice statunitense”.

Bolton chiude sull’Iran: “Non c’è più tempo per le sanzioni e la diplomazia ha fallito. Ora è il tempo dell’operazione militare preventiva per fermare l’Iran. Obama non è pronto all’uso della forza, l’unica domanda è quindi se Israele agirà senza l’America”.

di Giulio Meotti

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