IL FOGLIO .it - Direttore Giuliano Ferrara
accesso abbonati
ArchivioLa giornata

Parlano Cacciari, Campi, Cofferati, Quagliariello. Che cosa c’è dopo il Pd? Abbiamo raccolto la domanda provocazione di Barbara Palombelli

Cinque smaliziati osservatori spiegano che cosa c’è dopo il Pd

Che cosa c’è dopo il Pd? Abbiamo raccolto la domanda provocazione di Barbara Palombelli, che mercoledì, sul Foglio, parlava di un suo “pensiero ricorrente, quasi un incubo”: quello di “svegliarsi, più o meno il 30 marzo prossimo, e non trovare più il proprio partito, la propria area di riferimento”. Ma davvero l’ipotesi di superamento del progetto del Partito democratico può passare dal novero delle eresie a quello delle ipotesi sulle quali è già possibile – forse necessario – cominciare a ragionare? Sergio Cofferati,  deputato europeo del Pd ed ex sindaco di Bologna, risponde deciso che “dopo il Pd non può che esserci il Pd: non c’è alternativa. O riesce a fare quello che si era proposto o l’alternativa sarà la disaffezione, la diaspora”. Non sta già accadendo? “No, ci sono singole persone che si sono allontanate – risponde Cofferati – perché non hanno visto realizzato, fin qui, il progetto del Pd o quella che era la loro interpretazione del progetto. Ma non siamo di fronte né a un tracollo né a un fenomeno consistente, il che non vuol dire sottovalutare i segnali. Ma sia le non adesioni iniziali, sia le uscite, sia la fase attuale di sofferenza e di difficoltà non sono tali da pregiudicare la possibilità di realizzare il progetto del Pd, così come era stato pensato. Di un partito, cioè, che abbia come schema di riferimento il bipolarismo e che sia a vocazione maggioritaria: non si esclude la possibilità delle alleanze ma si impone che il Pd sia l’elemento più consistente di una eventuale coalizione. Se si dovesse considerare il ritorno a una forma diversa dal sistema bipolare – e il campo di gioco venisse quindi disegnato diversamente – secondo me i rischi di nascita di tanti satelliti intorno al Pd iniziale aumenterebbero a dismisura”.

Il sindaco veneziano Massimo Cacciari, tra coloro che più hanno creduto alla necessità del Partito democratico, pensa invece che “quello che immaginavo come progetto iniziale del Pd è ormai andato, perché forse era troppo ambizioso, o troppo illuministico, chissà. Penso anche che il Pd non si sia disgregato. Si disgrega qualcosa che è stato unito, ma l’unità nel Pd non si è mai davvero realizzata. A questo punto, quindi, il Pd potrebbe anche continuare a sopravvivere. Per essere realisti, credo si tratti di superare i tre anni che mancano alle prossime elezioni, quando, per ragioni fisiologico-cronologiche dovrà pensionarsi Berlusconi e si riapriranno i giochi all’interno del Pdl (ancora più disgregato del Pd, ma tenuto insieme dal cemento di una leadership forte). Allora si potrà riaprire anche il gioco della politica in Italia, tra un’area di centro che si va formando e un’area di tradizioni socialdemocratiche che, bene o male, sulla dorsale appenninica resiste”. A giudizio di Cacciari bisogna puntare sulla “maturazione di un’intesa con l’area di centro, sperando che quell’area si vada sempre più rafforzando”.

Angelo Panebianco, politologo ed editorialista del Corriere della Sera, pensa che “dopo il Pd” potrebbe riproporsi l’ulteriore tappa di una “storia della sinistra che è stata storia di gruppi dirigenti che cambiavano etichette. E’ successo anche stavolta, col Pd, con in più un innesto di popolari ex Dc. Può darsi che ci sia un nuovo cambio di etichetta, ma la sostanza mi pare invariata. Non ci sono gruppi dirigenti alternativi; i cosiddetti giovani, o quelli proposti come tali, manifestano una drammatica assenza di cultura politica; non è stato allevato un nuovo gruppo dirigente e non c’è chi possa sfidare quello attuale per prenderne il posto sulla base di un progetto politico che non sia il giustizialismo. Allora, dopo il Pd ci sarà ancora il Pd, con una nuova sigla o con la stessa. Tireranno a campare, in un aggiustamento quasi matrimoniale con Di Pietro. L’ipotesi di D’Alema e Bersani aveva un suo realismo – aggiunge Panebianco – perché contava, in assenza di un vero progetto, sulla deflagrazione degli altri. Ma un nuovo progetto può nascere da dirigenti nuovi, che non ci sono. A meno che non ci sia un salvatore della patria, come Sergio Chiamparino (una delle figure non usurate e tuttora carismatiche di quel mondo) che però dovrebbe far piazza pulita del gruppo dirigente attuale. Il che non è realistico”.

Alessandro Campi, intellettuale di area finiana e direttore scientifico della Fondazione FareFuturo, dice al Foglio di non credere affatto “a una fine del Pd, tantomeno dopo le regionali, nelle quali perderà meno di quanto si immagini, anche se poi si ritroverà gli stessi problemi di adesso. L’esperienza di questi anni dovrebbe aver insegnato a tutti che non si reagisce alla crisi di un partito fondandone un altro. Invece di puntare sulla quinta trasmutazione, il Pd dovrebbe puntare su quello che ha, che non è poco, perché non è un ectoplasma. Il vero problema del Pd, dal quale discendono tutti gli altri, è che non si sa chi comanda. Non ci sono catene di comando stabili e rispettate, c’è un clima di guerra civile permanente. E’ questo che va affrontato, perché anche definire il quadro delle alleanze è possibile a questa condizione: sapere chi comanda”.

Gaetano Quagliariello, senatore del Pdl e presidente della Fondazione Magna Carta, è convinto a sua volta che “dopo il Pd c’è il Pd, se capirà che siamo passati dalla politica dei partiti alla politica degli elettori. Il Pd deve capire che è suo interesse fare con noi le riforme, in questa legislatura, per evitare che ci sia una frammentazione del quadro politico, soprattutto a sinistra; deve anche capire che è sua convenienza affidarsi al fattore unificante e di stabilità costituito da Berlusconi; se farà tutto questo, il Pd potrà ancora salvarsi. Avrà un periodo di crisi ideologica, esattamente come è successo al Partito socialista francese, troverà sulla sua strada qualche falso leader e alla fine nascerà un leader che li potrà far vincere. Ma se non fanno, con noi, le necessarie riforme che blindano il sistema e ne garantiscono la modernizzazione, allora davvero il Pd esploderà in tanti spezzoni”.

di Nicoletta Tiliacos

Sito certificato Audiweb

Web Design: Vai al sito di Area Web     Hosting: Vai al sito di Bluservice     Advertising: Vai al sito della divisione WebSystem del Sole 24 Ore