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Ben scavato, vecchia mela

L’iPad della Apple è il primo passo della rivoluzione per rilanciare l’editoria

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E’ nato l’iPad, l’oggetto elettronico ideato dalla Apple e atteso come l’ultimo tentativo tecnologico per salvare il giornalismo e l’industria editoriale. In occasioni simili, Apple ha lanciato l’iPod e l’iPhone, i due gadget che nel 2001 e nel 2007 hanno rivoluzionato e rivitalizzato l’industria discografica, quella telefonica e della navigazione Internet on-the-go. L’iPad presentato ieri da Steve Jobs è un iPhone gigante, leggermente più grande di un libro, capace di navigare sulla rete, di ricevere e inviare email. Come l’iPhone e l’iPod, l’iPad consente di scaricare e sentire musica e vedere film in alta definizione. La tavoletta si collega a Internet via Wi-fi e con la rete 3G (a pagamento). Il prezzo è inferiore rispetto alle indiscrezioni (da 499 a 829 dollari).

A prima vista è solo un computer superportatile con tastiera virtuale. Sottile, leggero e molto cool. Niente di rivoluzionario, ma Jobs ha mostrato anche due applicazioni decisive: iBooks e quella del New York Times. Con iBooks si leggono i libri meglio che sul Kindle, il gadget di Amazon che oggi domina il mercato dei lettori digitali. I grandi editori americani, tranne Random House, hanno già messo a disposizione il loro catalogo. Apple prova a scardinare la posizione dominante del Kindle offrendo agli editori il 70 per cento del prezzo di copertina, invece che il 50. L’applicazione creata dal New York Times consente di accedere, a pagamento, ai contenuti del giornale cartaceo. E’ un tentativo, può funzionare.

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