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Fini e il Cav s'incontrano per stabilizzare il dialogo

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini dovrebbero incontrarsi domani alle 13 e 30 a Montecitorio, prima dell’ufficio di presidenza del Pdl. Non sarà soltanto un vertice tra cofondatori ma l’occasione per il presidente del Consiglio di discutere con il presidente della Camera intorno all’iter delle leggi necessarie a mettere al riparo Berlusconi dall’assedio giudiziario. “Tra il premier e Fini non c’è una reale divisione”, ha detto ieri Paolo Bonaiuti enfatizzando un accento di verità: l’accordo politico sulla necessità di costruire uno scudo al premier necessita soltanto di una sigla formale, ma è nell’aria così come l’entourage berlusconiano è intenzionato a tenere informato e a coinvolgere il più possibile l’ex leader di An.

Intervenuto a un convegno sul parlamentarismo, il cofondatore del Pdl ieri ha risfoderato il proprio cavallo di battaglia intorno alle prerogative del Parlamento e ha chiesto all’esecutivo di rispettare il ruolo delle Camere moderando il ricorso alla decretazione d’urgenza. Molti osservatori hanno letto queste esternazioni, solitamente ascrivibili alla prammatica finiana, alla luce della possibile decisione del governo di presentare forse già oggi in Cdm un decreto che congeli per i tre mesi della campagna elettorale i processi di Berlusconi. Un provvedimento del genere è in effetti allo studio del ministero della Giustizia, come conferma il sottosegretario Giacomo Caliendo; così, secondo una diffusa interpretazione, Fini, onde prevenire il possibile attrito con il Quirinale (che difficilmente firmerebbe), starebbe invitando l’esecutivo a intraprendere una strada diversa e più morbida. Ma chissà.

La strategia finiana mira a guidare il dialogo utilizzando i buoni rapporti
con la presidenza della Repubblica e con parte delle opposizioni, specie l’Udc. E’ un obiettivo suggerito anche dai privatissimi consiglieri e amici terzisti: recuperare l’iniziativa nei confronti della minoranza per fare un po’ di leale concorrenza allo stilnovo angelicato del Cav. In quest’ottica va letto il discorso da lui pronunciato lunedì a Palermo e in particolar modo quella frase palindroma con la quale ha detto: “Non mi impicco al bipolarismo”. Che intendeva dire? Qualcuno vi ha voluto leggere una possibile rinuncia al sistema dei poli e dunque un messaggio a Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini che chiedono una riforma elettorale di tipo proporzionalista: pur di fare le riforme e tessere la trama del dialogo Fini sarebbe disposto a rinunciare a quel bipolarismo da lui già criticato proprio in casa dell’Udc a Chianciano il 12 settembre 2009 (“è insoddisfacente, ma non da buttare”).

Tuttavia pare che le cose non stiano esattamente così, benché l’ambiguità del messaggio in questo caso torni utile alla tattica del presidente della Camera. Difatti il presidente di FareFuturo in realtà ha nel cassetto una serie di proposte d’impianto presidenzialista da sottoporre al Pdl e a Berlusconi. Si prepara a tirarle fuori a febbraio attraverso un coordinato di seminari e convegni di studio che, come spesso è capitato, potrebbero anche finire con il precipitare in una proposta di legge avanzata da qualche deputato di provata ortodossia finiana. Le critiche al bipolarismo – spiegano ambienti vicini al cofondatore – si riferiscono “a questo bipolarismo muscolare. Fini è per il sistema semipresidenzialista francese che taglia le ali estreme; mentre il sistema attuale italiano è incompleto, visto che da una parte c’è la Lega e dall’altra l’Idv”.

L’atteggiamento dialogante comprende anche la chiesa
: Fini non desidera rompere con nessuno ma cerca sponde e prepara scappatelle tattiche con quanti abbiano interesse a convergere sui temi che gli stanno a cuore. Così lunedì prossimo riceverà a Montecitorio il cardinale Camillo Ruini, ancora un punto di riferimento solido dell’universo politico. Il pretesto della visita, che smentisce in parte le ricostruzioni forse un po’ troppo enfatiche su certe diffidenze oltretevere, è la presentazione del rapporto Cei sull’educazione pubblicato da Laterza. Una ricognizione all’interno della quale, tra le altre cose, si pone l’accento sul principale punto di convergenza che Fini è riuscito a trovare con i vescovi, ovvero quel tema dell’integrazione e della nuova cittadinanza che gli è riuscito di imporre, non senza polemiche, all’attenzione di tutto il centrodestra.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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