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Le grandi manovre del Cav. per l'agenda del 2010

In primo piano le riforme e una mano tesa al Pd

Silvio Berlusconi ritorna a Roma al termine della convalescenza e, dopo aver ribadito di voler intervenire sulle aliquote fiscali, in un solo giorno dà il via libera ufficiale all’agenda riformista, incontra il presidente della Repubblica e mette anche il sigillo sulle candidature per le regionali di marzo. Nel corso di un vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli è stato deciso di istituire una sorta di comitato di coalizione Pdl-Lega per discutere e approvare i progetti di riforma: dal fisco al federalismo istituzionale passando per le prioritarie novità in tema di giustizia. Ne faranno parte i capigruppo e coordinatori del Pdl che hanno ricevuto il mandato di trattare con gli emissari di Umberto Bossi. E’ stata anche fissata per giovedì una riunione dell’ufficio di presidenza che dovrà ratificare le candidature regionali e che potrebbe concludersi con un ultimatum all’Udc, ancora indeciso in molte regioni tra centrodestra e centrosinistra. Di fronte all’atteggiamento attendista dei centristi, il Pdl questa settimana potrebbe decidere unilateralmente di rifiutare l’alleanza in Puglia per cominciare al più presto la campagna elettorale.

Chi ha incontrato il presidente del Consiglio lo descrive determinato ad affrontare sino in fondo gli annunciati interventi sull’ordinamento giudiziario ma sempre più disilluso intorno all’ipotesi di coinvolgere il Partito democratico: “Il presidente manterrà i toni bassi e tenterà la strada del confronto, ma non si fa illusioni”. Quantomeno non sul breve periodo. Lo ha fatto capire lui stesso dicendo: “Sono disponibile al confronto, ma la sinistra non parli di leggi ad personam. Si tratta di interventi ad libertatem”. Quanti, in entrambi i poli, avevano immaginato di poter aprire un tavolo di trattativa almeno semiufficiale sulle riforme prima del voto sono rimasti delusi; se mai il confronto dovesse aprirsi sul serio sarà soltanto dopo le elezioni. D’altra parte il Pd è intenzionato a puntare la campagna elettorale contro i due provvedimenti immaginati dalla maggioranza per mettere il premier al sicuro dall’assedio giudiziario: il processo breve e il lodo sul legittimo impedimento. Come ha detto il segretario Pier Luigi Bersani, riponendo gran parte dei sorrisi delle ultime settimane: “Andando avanti a testa bassa sui suoi provvedimenti il governo sa bene che mette a repentaglio una discussione di sistema sulle riforme istituzionali, ivi compreso il rapporto tra Parlamento e magistratura”.

Incontrati i vertici del partito, dei gruppi parlamentari e i propri esperti giuridici, il Cav. ha confermato quella tabella di marcia di cui si parlava da alcuni giorni. Entro febbraio l’approvazione definitiva di processo breve e legittimo impedimento con la possibilità, qualora arrivino segnali positivi dalla magistratura e dall’opposizione, di modificare profondamente la norma sul processo breve – ma in seconda lettura – trasformandola in una legge cornice sulla durata dei processi. A queste norme si affiancheranno immediatamente o la riproposizione del lodo Alfano costituzionale o un progetto di reintroduzione dell’immunità parlamentare secondo lo schema bipartisan dei senatori Franca Chiaromonte (Pd) e Luigi Compagna (Pdl). Contemporaneamente a febbraio, forse alla Camera, partirà anche la riforma della giustizia con un provvedimento di iniziativa del governo: riordino del Csm e separazione delle carriere.

Gianfranco Fini è tenuto informato dai propri consiglieri giuridici
, Giuseppe Valentino e Giulia Bongiorno, i quali sono stati pienamente coinvolti dal premier nell’elaborazione della nuova strategia riformista. Abbastanza da far ritenere in via di scioglimento le tensioni degli ultimi giorni: il Cav. ha confermato che “con Fini non ci sono problemi” e il cofondatore lo ha affiancato sull’ipotesi di ridurre le tasse (“un imperativo morale”) incoraggiandolo anche nell’azione legislativa: “Resto convinto che le riforme costituzionali si possano fare in questa legislatura”. Un incontro tra i due è dato per imminente.
Berlusconi ha concluso la giornata recandosi al Quirinale con Gianni Letta. La sponda presidenziale potrebbe rivelarsi il determinante contrafforte per l’avvio delle riforme in un clima di non contrapposizione con il Pd. Anche per questo a Giorgio Napolitano è stata illustrata l’agenda degli interventi, compresa l’ipotesi di modificare il processo breve facendo propri gli emendamenti dell’opposizione.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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