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Così il doppiogiochista di al Qaida ha fatto strage nella base della Cia

Arruolato per guidare i droni americani su al Zawahiri, ha ucciso otto agenti segreti. Il ruolo dei servizi di Amman

L’infiltrato suicida che ha ucciso sette agenti della Cia e una spia giordana la settimana scorsa era un doppiogiochista ammesso dentro la base dei servizi segreti in Afghanistan perché gli americani speravano che li avrebbe portati dai capi di al Qaida. Humam Khalil Mohammed era stato reclutato dall’intelligence della Giordania e portato fino sul confine tra Pakistan e Afghanistan. Avrebbe dovuto entrare in contatto con al Qaida, presentarsi come volontario straniero alle cellule arabe che sono gli elementi più pericolosi della guerriglia e – grazie anche al suo curriculum di medico – arrivare fino al numero due del gruppo jihadista, l’ideologo egiziano Ayman al Zawahiri, anche lui medico in gioventù nel quartiere bene del Cairo, quello abitato dagli occidentali – proprio sui banchi dell’università Zawahiri conobbe l’islamismo estremista. In questi anni al Zawahiri ha continuato a girare video e messaggi politici fino a rimpiazzare Osama bin Laden come volto parlante di al Qaida. I droni americani hanno attaccato almeno due volte i luoghi incontro ad alto livello dove i servizi segreti credevano sarebbe arrivato anche al Zawahiri, ma l’hanno sempre mancato per poche ore.

Il piano ha funzionato al contrario. L’infiltrato si è fatto ammettere a un incontro con i vertici della Cia in Afghanistan e si è fatto esplodere. Era riuscito a incontrare i vertici di al Qaida? E’ probabile che ci sia arrivato vicino – abbastanza vicino da farsi dare un corpetto esplosivo come quelli usati dagli attentatori della rete terroristica. Altrimenti il vice dell’intelligence americana della sezione di Kabul non si sarebbe scomodato dalla capitale per sentire il suo de-briefing, il rapporto in cui avrebbe dovuto raccontare i particolari della sua missione. E nemmeno l’infiltrato avrebbe goduto dello status privilegiato che gli ha permesso di entrare nel fortino della Cia, la base “Chapman”, senza nemmeno essere perquisito, una trasgressione al protocollo di sicurezza mai sentita prima – chi farebbe entrare senza controlli un arabo con contatti dentro al Qaida all’interno di una delle installazioni più segrete del paese? Da lui si aspettavano grandi notizie. “C’è troppa fame di risultati immediati”, è il commento che ora gira dentro gli ambienti dell’Agenzia. “Da quando si fanno de-briefing così rischiosi di persona?”.

Il capo della base Cia, una veterana delle operazioni all’estero madre di tre figli, è morta nell’attentato. Il mediatore e responsabile personale dell’infiltrato era un uomo fidato dell’intelligence giordana, il capitano Sharif Ali bin Zeid, cugino di re Abdullah II di Giordania (che sabato ha partecipato ai funerali assieme alla moglie Rania). Amman gioca un ruolo importante a fianco degli americani nella guerra contro al Qaida, perché sa che gli estremisti sono una minaccia anche per i governi arabi moderati. Ma con molta discrezione, per non irritare la propria opinione pubblica – che non simpatizza con Washington, considerata troppo vicina a Israele. La Direzione generale dell’intelligence ha mandato i propri agenti in Iraq durante la guerra per dare la caccia ai pezzi grossi di al Qaida – ci sono anche loro dietro l’eliminazione nel 2006 del capo Abu Mussab al Zarqawi. Per questo gli americani – e il capitano dei servizi cugino del re – si sono fidati della recluta giordana.

Il medico doppiogiochista aveva credenziali fin troppo credibili come aspirante agente di al Qaida. Jarrett Brachman, un esperto americano che segue i forum estremisti su Internet, dice che era “tra i primi cinque e più rispettati animatori” dei siti filo al Qaida in rete. Secondo AsiaTimes, solitamente ben informato, al Qaida stava preparando il colpo da diverse settimane, dopo essersi accorta che “Chapman” era una base Cia con l’obiettivo di prendere Zawahiri e cha da lì partivano tutti i tentativi di arruolare informatori oltreconfine, nelle aree tribali del Pakistan, per guidare meglio gli attacchi missilistici dei droni americani.
Tra i punti ancora oscuri ci sono anche le fughe di notizie su “Chapman”, un aeroporto riadattato ai cui margini sopravvive ancora un rottame di aereo sovietico. Perché confermare ai giornali che era una base Cia? Perché sono trapelate le notizie sull’aiuto dei giordani? Due giorni fa il direttore della Cia, Leon Panetta, ha accolto le sette bare alla base aerea di Dover.

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