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Il nuovo Bottai

Poeta, sognatore, molto sfottuto, ora adulato Bondi spiazza tutti con le incursioni a sinistra


“… quando cessa ogni obbligo o ogni maschera sociale e vale follemente solo ciò che sentiamo vibrare dentro di noi” (Sandro Bondi a Claudio Sabelli Fioretti, nel volume “Io, Berlusconi, le donne e la politica”).


Era tempo, e il tempo è giunto: un nuovo Bottai si aggira per la penisola. Sguardo interrogante con esitante certezza, ma vita che verrà e impegno sognante, il suo – si potrebbe dire. Come un Bottai – di tempi fortunatamente migliori – insegue l’altro, offre la fascinazione della fronda, la sottile perdizione dell’intelligente collaborazionismo. “Curiosa verità” e “vermiglia soddisfazione”, la stessa “attesa inconfessata e impari curiosità” – formule che il ministro spiegherebbe con il suo singolare poetare. Fuori dal recinto di Arcore, lontano dalle mestizie delle tombe cascelliane, con il peso e l’orgoglio di aver risposto a ventimila lettere dirette a Silvio, “vita amata/ vita vitale”: appunto, un Bottai da Fivizzano sta rapidamente prendendo forma. Mentre altri al governo spalano monnezza o trafficano in targhe almirantiane o fronteggiano statali perdigiorno, Sandro Bondi – tanto con “velo trasparente” come pure con “sereno abbandono” – sceglie la strada dell’azzardo sorprendente, osa là dove da tempi immemorabili s’annidavano comunisti e disfattisti. Un ministro incursore, Bondi – pure se invece di Primato fa i conti con il Giornale di Mario Giordano, e al posto di Argan s’intrattiene con Jovanotti. Con una certa stupefatta grazia, un giorno sottrae all’avversario un cantautore e l’altro una nota attrice, un prete simbolo e un intellettuale icona. Non un giorno inoperoso è rimasto il neo Bottai del Collegio Romano. Non un giorno senza destare stupore. Finirà così: con la sinistra innamorata di Bondi stesso, ormai una sorta di Gianni Letta capace di maggior ardore e fervido coraggio, e avrà allora un red carpet tutto per lui, da far impallidire Nicole Kidman.
Ogni giorno una tacca, ogni giorno un segno, ogni giorno uno sconfinamento. Va alla porta dell’avversario e bussa, il ministro Bondi. Uno neanche se l’aspetta, e restà lì, un po’ a bocca aperta e un po’ grato, tenuto pure conto, si capisce, che adesso non è solo Bondi, ma il ministro Bondi – e all’artista, pur progressista, la buona nota ministeriale fa umanamente sempre piacere. Ma si capisce che non cerca clientele da associare, il ministro, roso da più alta ambizione: il mondo oltre il bagaglino forzista, e pure oltre quel pizzico di noia da liberali a convegno annuale, ora persino senza Adornato e perciò ancora più rischioso. Bondi, il berlusconiano più sfottuto d’Italia, per “misteriosa malia” si è fatto di colpo il più sorprendente. Eccolo che, da poeta a poeta, quasi da collega a collega, copre di elogi il veltroniano Jovanotti per la canzone “A te” – quella che “a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei… a te che sei il mio grande amore e il mio amore grande” – con spassionata ammirazione, “il testo di ‘A te’ è bellissimo. I nostri cantautori, in realtà, sono dei poeti popolari” – oltre Baudo, e persino oltre Veltroni. Parimenti ha coperto di elogi il compagno Roberto Vecchioni, artefice di un memorabile intervento al memorabile congresso veltroniano (e dài!) di “I care”, di cui ha saggiamente comprato l’ultimo cd: “Lo amavo e lo amo anche adesso”. E Francesco De Gregori, che si augura che Berlusconi possa modernizzare il paese, può passare sotto silenzio? E infatti non passa. “Lo considero familiare… Se devo citare una canzone che mi commuove, io dico ‘La donna cannone’…”. Non è solo faccenda di buongusto musicale, quello bondiano. Pragmaticamente, ove è bellezza ivi il ministro trovi. Tempo fa, quando ancora l’incarico ministeriale era lontano, ma il poetare già quotidiano, gli chiesero della donna dei suoi sogni. Laura Antonelli, ammise (onestamente, dal punto di vista cinematografico il ministro non si è spinto troppo oltre “Malizia”), poi aggiunse: “O come Stefania Sandrelli. Una donna sensuale” – e pure una donna, sia detto, di squisito sentire democratico e progressista. Ma non solo cantautori e non solo donne, nell’azzardo culturale del nuovo ministro – che di suo, mirabilmente sommando i due temi, ha scritto una canzone: “L’amore delle donne”. Pure preti variamente assortiti, ma tutti gagliardamente situati a sinistra, da don Lorenzo Milani a padre Balducci – non meno impressionante di quando Enrico Berlinguer tentava di proporre, come esempio ai giovani militanti comunisti, santa Maria Goretti. Quindi, l’incredibile: un editoriale sulla prima pagina dell’Unità – manco ai tempi di Tango, su Tango, una cosa del genere sarebbe stata immaginabile – dove Bondi, temerariamente in terra di missione, svela ai “comunisti” il seguente mistero: “Cara sinistra ecco perché perdi” (letterale), spaziando tra “modernizzazione selvaggia” e ammonimenti sulle “dinamiche strutturali del capitalismo” e la “critica di natura etico-soggettivistica”.

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di Stefano Di Michele

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