Non sono affatto paradossali i dati dei due sondaggi Quinnipac diffusi martedì mattina negli Stati Uniti. Il primo rivela che soltanto il 26 per cento degli americani crede che Barack Obama meriti il Nobel per la Pace, il premio ritirato oggi a Oslo forse con una punta di imbarazzo per aver appena autorizzato un’escalation militare in Afghanistan e in Pakistan e che certamente onorerà con un altro gran discorso. Rileggete la cifra: solo il 26 per cento. E’ una percentuale inferiore a quella degli americani che credono negli angeli (55 per cento), negli Ufo (34) e nei fantasmi (34). L’altro sondaggio, invece, racconta che il 57 per cento degli americani crede che sia giusto combattere la guerra in Afghanistan, una percentuale più alta di nove punti rispetto alla rilevazione fatta prima del discorso di Obama della settimana scorsa.
Gli americani, insomma, sanno che in certi momenti decisivi la pace si fa con la guerra, sconfiggendo quei guerrasantieri di Allah che ancora ieri a Baghdad si sono fatti saltare in aria uccidendo innocenti, donne e bambini, non seguendo i suggerimenti da Alice nel paese delle meraviglie del glorioso e un po’ fesso popolo della pace. Questi sondaggi confermano che la pace si ottiene difendendo con la forza militare l’iniziativa dei governi certamente imperfetti e traballanti, ma pur sempre costituzionali, dell’Iraq e dell’Afghanistan, non lasciandoli alla mercé degli stupratori e dei tagliatori di teste in nome di Allah. “Il discorso di Obama sull’aumento delle truppe in Afghanistan è stato trasmesso in diretta tv e ha funzionato – ha detto il direttore dell’istituto demoscopico – Per il presidente probabilmente è un bene che la cerimonia di premiazione del Nobel potrebbe avere una copertura minore negli Stati Uniti a causa della differenza di fuso orario con la Norvegia e del fatto che la gran parte degli americani a quell’ora sarà ancora a letto”.
Il capo del Pentagono Bob Gates, ieri in visita a Kabul, ha detto che “siamo in ‘questa cosa’ con l’obiettivo di vincere”. Il capo di stato maggiore Mike Mullen ha assicurato ai marines in partenza per l’Afghanistan che in programma “non ci sono scadenze, non ci sono date di rientro, non c’è exit strategy”. In programma c’è solo l’annientamento dei jihadisti. A quel punto, il Nobel per la Pace sarà più che meritato.
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