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Il Cav. non è in linea col giornale e l'Economist lo caccia

L’Economist è il giornale più bello del mondo, nonostante le sue cronache italiane tradiscano spesso la caricatura pizza-e-mandolino che piace tanto agli inglesi e al loro sopracciglio alzato (in passato, del resto, ha avuto come corrispondenti Beppe Severgnini e Tana de Zulueta). Ora l’Economist chiede le dimissioni di Silvio Berlusconi. “Siamo coerenti”, si legge nell’editoriale del magazine britannico che ricorda la famosa copertina del 2001 sul Cav. “unfit”, inadatto a guidare l’Italia, e il “basta” del 2006. La tesi è chiara: i guai personali di Berlusconi sono innumerevoli. Sua moglie ha chiesto il divorzio. Un tribunale gli ha imposto una gigantesca fidejussione. Una corte lo giudicherà per un caso di corruzione, un’altra dovrà occuparsi dell’accusa di legami con la mafia e l’opposizione ha organizzato un No Berlusconi Day.

L’Economist ci tiene a sottolineare di essere stato molto cauto
nel “non partecipare alla pruriginosa campagna giornalistica” sugli scandali sessuali del premier, quasi a voler dire che Rep. is unfit to lead serious journalism. “Preferiamo giudicarlo su due questioni più di sostanza: il conflitto di interessi e l’azione di governo”.
All’Economist non piace la politica economica del governo né quella estera, definita “eccentrica”. Scrive che Berlusconi non sta facendo niente contro la crisi e che si circonda di personaggi poco raccomandabili come Putin, Gheddafi e Lukashenka (a essere pignoli, ci sarebbero anche Erdogan e Mubarak). Scrivere a Khamenei, inchinarsi al re saudita e non ricevere il Dalai Lama (come fa Obama) non desta lo stesso scalpore e, peraltro, non si ricordano entusiastici editoriali dell’Economist quando il Cav., nel momento del bisogno, è stato il leader più filoatlantico d’Europa (e lo è anche ora che è stato il primo a rispondere con mille uomini all’appello americano sull’Afghanistan).

Ossessione a parte, l’Economist in realtà è poco coerente nei confronti di Berlusconi. Chiedere le dimissioni di un capo di governo perché ha opinioni diverse da quelle di un giornale dovrebbe essere considerato surreale anche da chi è cresciuto a tè, scones e Monty Python. Certo, ci sono le accuse infamanti di mafia. Ma sullo stesso numero dell’Economist si legge che si tratta di “diceria”, che “la mafia è più debole che mai grazie a spettacolari operazioni di polizia” e che il Cav. “potrebbe sostenere in modo credibile che le accuse siano una vendetta di Cosa Nostra”. Well done.

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