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Il ministro ombra degli esteri Piero Fassino

I soliti retroscenisti cinici e bari un giorno raccontarono (sul Foglio) che D’Alema, passando in Transatlantico, definì Fassino “sionista” con l’intento di sfotticchiarlo a suo modo. Anche soltanto per questo motivo Fassino è il miglior ministro ombra degli Esteri possibile e non sfigurerebbe nemmeno alla Farnesina vera. Ama ricordare che se il Partito democratico esiste è anche e soprattutto merito suo. Dicono che abbia un carattere propenso allo sbotto. S’arrabbia, ci mette passione nell’incazzatura, poi ti chiama e, gentilmente, ricomincia a dialogare. Fuori dal governo Prodi forse non per scelta sua, non ribaltò il tavolo, ma si mise al lavoro. Ora viene definito veltroniano, ma alla segreteria dei Ds ci finì grazie a D’Alema, probabilmente resta fassiniano e basta, e semmai si crea la sua corrente di torinesi doc con il sindaco Chiamparino e la presidente Bresso. Come inviato per l’Ue in Birmania non ha lasciato tracce significative, ma è signorile, preparato. Ha il gusto dell’uscita a mezzo stampa un po’ a sorpresa. Quando sorride, chiude quasi del tutto gli occhi.

 

 

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di Daniele Bellasio

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