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C'è una lobby nel Pdl che punta a fermare Tremonti

Riforme per pacificarsi con sindacati e Confindustria, meno tasse e un ritocchino alle pensioni

Silvio Berlusconi lo blandisce (“nella difesa del posto fisso tra me e Giulio c’è piena sintonia”), ma contro il superministro dell’Economia si è condensata una potente lobby parlamentare e di governo che sembra puntare al suo commissariamento. Il quadrilatero dei capi e vicecapigruppo del Pdl con la consulenza del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, e la sponda esterna del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, stanno stilando un piano di iniziativa economica alternativo a quello tremontiano.

Svolgimento: visto l’attacco concentrico che Berlusconi sta subendo “ormai da troppo tempo”, è necessario individuare entro cinque, massimo sei mesi, delle norme di vasto consenso sociale attraverso le quali rispondere alle esigenze della gente e degli industriali (Emma Marcegaglia, che ieri ha criticato Tremonti sul posto fisso, aveva già definito “insufficienti” le risorse della Finanziaria 2010). Si tratta di una manovra di alleggerimento rivolta all’opinione pubblica e a Confindustria da accompagnare a quel rilancio dell’iniziativa politica in materia di riforme istituzionali e giudiziarie intorno alle quali la maggioranza prevede un irrigidimento velenoso dell’opposizione e delle toghe. Ma che tipo di interventi sono allo studio? Più risorse per gli ammortizzatori sociali, introduzione del principio di universalità dell’indennità di disoccupazione, interventi di defiscalizzazione del lavoro subordinato e infine nuove risorse per il ministero degli Interni e la polizia. Un modo, tra l’altro, quest’ultimo, di venire incontro alle richieste da tempo pressanti di Roberto Maroni e così, forse, anche di far accettare un po’ alla Lega il ridimensionamento del suo potente alleato nel Pdl. Ma come reperire le risorse? Se non con un aumento secco dell’età pensionabile, quantomeno attraverso un intervento soft su alcuni meccanismi della previdenza sociale.

Ieri pomeriggio, in Transatlantico, Brunetta ha parlato a lungo con il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, elencandogli questo genere di iniziative: “E’ necessario ingegnarsi e mettere mano al portafogli”. Con o senza Tremonti. Gli uffici tecnici e i consulenti economici sono già a lavoro da alcune settimane, impegnati nella formulazione di un complesso dossier di ipotetici interventi di natura economica da sottoporre direttamente all’attenzione del premier senza passare dal ministero delle Finanze. L’operazione si accompagna al “contro piano per il sud” stilato dai capigruppo, un’altra iniziativa velatamente ostile alla monocrazia tremontiana nella gestione della Banca per il sud, che negli ultimi giorni ha attirato l’attenzione dei ministri Raffaele Fitto e Stefania Prestigiacomo (da tempo esplicitamente critici) i quali non sarebbero scontenti di vedere frustrato il progetto per come immaginato da Tremonti. Uno degli strumenti allo studio dei tecnici del partitone antitremontiano, per il sud, è quello di trovare le risorse necessarie a una campagna di investimenti infrastrutturali nel mezzogiorno attingendo ai T-Bond che non sono stati utilizzati dalle banche.

Si tratta di consigli prescrittivi, ma comunque garbati, al superministro dell’Economia o è la vigilia di un allontanamento, come fu nel 2004? Molti osservatori di Palazzo fanno notare che Tremonti non è più quello del 2004 per esperienza, forza politica e riconoscimento internazionale. Peraltro il premier, almeno pubblicamente, ancora lo difende. D’altra parte, come ripete da mesi il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, tutte le volte che lo si interpella sul ministro dell’Economia: “Tremonti è un genio riconosciuto, un grande ministro. Tuttavia, certe volte, deve capire anche lui che quando le cose si fanno insieme, spesso, si fanno anche meglio”.

Intanto ieri il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha incontrato a Montecitorio i coordinatori del Pdl sulle candidature alle regionali. Un pranzo interlocutorio prolungatosi per oltre due ore. Nel momento in cui questo giornale va in stampa è previsto che il triumvirato raggiunga Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli per fare il punto. Il centrodestra è in difficoltà sul Veneto (preteso dalla Lega), sul Piemonte (che Bossi vorrebbe ma che il Pdl offre all’Udc) e sulla Campania (dove si concentrano le mire di Fini). “Il Veneto alla Lega? L’accordo non è chiuso. Si decide entro novembre”, spiega Ignazio La Russa. Dunque la dead line fissata per ottobre appena una settimana fa dal Cav. è già slittata, segno che le resistenze venete del governatore  Giancarlo Galan, che minaccia convergenze anti berlusconiane con l’Udc e persino con il Pd, hanno funzionato. Si segnala che la candidatura della finiana, e leader dell’Ugl, Renata Polverini nel Lazio è data quasi per sicura. Una vittoria di Fini, che ha saputo combinare la direzione dell’Aula e la promozione di leggi fuori linea con una efficace trattativa sulle candidature.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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