Si apre oggi a Vienna il secondo round dei negoziati sul nucleare iraniano. Teheran alza la posta, urla che andrà avanti con il suo programma atomico contro la volontà di quelle “potenze straniere” che, secondo la versione iraniana, hanno fatte strage di pasdaran in Beluchistan domenica. La comunità internazionale nega coinvolgimenti e lima l’ultima versione della sua bozza di negoziato, sempre meno appuntita. Gerusalemme osserva, e non si fa illusioni: come diceva l’ex premier Ariel Sharon, sull’Iran è bene che Israele tenga un basso profilo. “L’intelligence israeliana aveva ragione sulla questione iraniana – dice al Foglio Avner Cohen, professore dell’Università del Mariland e autore del libro “Israele e la Bomba” – Non ha mai creduto a quel che aveva detto l’America nel 2007, quando cioè sostenne che l’Iran aveva bloccato il suo programma atomico. Ora è chiaro che Israele non era soltanto pessimista e guerrafondaio”.
C’è il nuovo sito di Qom, denunciato dall’Aiea, a dimostrazione dell’attività nucleare di Teheran. Secondo Cohen questa palese bugia da parte dell’Iran dovrebbe indebolire la posizione iraniana e convincere anche i paesi più riottosi del Consiglio di sicurezza dell’Onu – Cina e Russia – dell’inaffidabilità degli ayatollah. Ma per ora nulla si è mosso. Eppure, sottolinea Amir Oren, analista militare del quotidiano Haaretz, “non è mai stato chiaro come ora che l’Iran non rispetta gli impegni presi con il mondo. Nessuno sa quanto uranio arricchito abbia e comunque è sotto gli occhi di tutti il lavorio sul fronte delle armi e dei missili”. Ora bisognerà vedere che cosa uscirà da questi “storici” incontri cui partecipano anche gli americani. L’Europa, che è il più grande partner commerciale di Teheran con 25 miliardi di dollari nel 2008, potrebbe cominciare a dare il buon esempio nell’impegno a nuove sanzioni.
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di Adi Schwartz