Il suo portavoce ammette che forse solo una volta, in California, ha parlato davanti a così tanta gente dal vivo. Alla fine saranno più di 15 mila le persone che affollano il Meeting di Rimini per ascoltare l’ex primo ministro britannico (dal 1997 al 2007) Tony Blair, che ha creato la “Tony Blair Faith Foundation” con cui si occupa di dialogo interreligioso, ed è inviato del Quartetto (Onu, Usa, Ue e Russia) per la pace in medio oriente. Un’ora per parlare della sua politica, la sua conversione al cattolicesimo, il multiculturalismo e la pace in medio oriente, tutto riletto alla luce della sua nuova fede, tanto da far dire al ciellino Giorgio Vittadini: “Abbiamo incontrato un maestro”.
L’inizio fa a pugni con quanto detto dal dissidente Harry Wu pochi giorni fa: la Cina dei diritti umani calpestati diventa nelle parole di Blair un paese migliore, impegnato nella lotta ai cambiamenti climatici e in cui lui ha incontrato persone di fedi diverse. Sono i suoi accenni al principio di sussidiarietà a piacere di più. Racconta come è nata la “terza via” che ha cambiato l’Inghilterra: “Ho capito che ci voleva equità tra uno stato troppo potente e un mercato troppo liberista”. Governando si è reso conto “dell’importanza del terzo settore, dove molte opere sono portate avanti dai cattolici”. Per questo bisogna “leggere e rileggere l’enciclica del Papa: è un contrattacco al relativismo, allarga e approfondisce il rapporto tra la persona e la società”. Il mondo globalizzato costringe ad allearsi per affrontare le grandi sfide, “e la chiesa può essere la voce che farà sì che la globalizzazione sia al nostro servizio”. Tanta “faith” nel discorso di Blair, un appello al dialogo tra fedi “perché la religione non è divisione” e l’annotazione di come “fede e ragione sono alleate”. Ecco perché, ha concluso, “la voce della chiesa va sempre ascoltata”. Standing ovation.
Blair ringrazia “per farmi fare la sauna gratuitamente” (in sala la temperatura è alta) e poi spiega a braccio la sua visione di welfare state: “E’ qualcosa che viene incontro, lo stato non deve mai sostituirsi al senso di responsabilità personale. Il potere dal basso verso l’alto è il miglior potere possibile. Tante cose fatte dallo stato verrebbero meglio se fatte da organizzazioni del terzo settore”. Poi il medio oriente: “Dopo dieci anni da primo ministro ho detto: ora mi dedico a qualcosa di più facile, la pace in Terrasanta. Devo ammettere che è dura. Il bello del mio lavoro è che sto molto in Terrasanta, e vedo che è assurdo dire che là il problema non è legato alla religione. Una volta, sul Monte delle Tentazioni, dove credo che portino prima o poi tutti i politici, una guida palestinese mi ha chiesto perché Gesù, Mosè e Maometto erano venuti proprio tutti lì. A quel punto ho pensato che grande segno di speranza e di verità sarebbe rendere la Terrasanta un luogo di pace”. Ancora, sul multiculturalismo: “Noi abbiamo radici giudaico-cristiane, dobbiamo essere fieri di questo. Solo dal riconoscimento di queste si può partire per convivere con culture diverse”.
Forse per la prima volta, Blair parla pubblicamente del suo passaggio alla chiesa cattolica, facendolo con ironia: “Tutta colpa di mia moglie. Io andavo a messa con lei, a volte in una chiesa cattolica, altre in una anglicana. Indovinate dove andavamo di più… Pian piano ho sentito che la chiesa cattolica era casa mia. Non solo per il magistero e la dottrina, ma per l’universalità”. Per spiegare fa un esempio: “Sono andato a messa ovunque, in tutti i paesi del mondo”. Una volta, a Tokyo, Blair entra in una piccola chiesa. Si siede discretamente nell’ultimo banco e alla fine della messa la signora che legge gli avvisi dice: “Noi abbiamo un’usanza: gli stranieri presenti si alzano in piedi e dicono chi sono”. Colpito dalla cosa, e felice di poterlo fare, Blair si alza, attorno solo qualche giapponese: “Hi, I’m Tony from London”.
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