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Felicità in pil

La vera ricchezza di un paese si misura dal lavoro nero e dalla quantità di scarpe femminili

Se per ottenere il pil di un paese e misurare quanto cresce si introducesse la voce: numero di paia di scarpe per ragazza, o anche: quantità di film visti nel weekend e calcolo dei milioni di sms pettegoli scambiati in una normale giornata lavorativa a scopo di evasione, l’Italia potrebbe ambire al titolo di paese più ricco del mondo. Nicolas Sarkozy e i suoi scudieri vogliono inserire gli indici di felicità per misurare la crescita: il tempo libero, il giardinaggio, la cura dei bambini, la qualità dell’acqua che beviamo, il bricolage. Perché il mercato non esiste più, perché la vita è altrove, perché gli americani in Provenza e sul lago di Como perdono la testa, scoprono il senso dell’esistenza, scoppiano di gioia e di vino. Anche se la relazione francese (è uno studio molto tecnico costato mesi e mesi di lavoro) ha provocato l’ironia del Financial Times, sarebbe magnifico essere finalmente i leader mondiali, i primi dell’universo: per giorni di vacanza (gli americani fanno vacanze brevissime, trafelate, sudate), per mesi pagati di maternità in cui possiamo giocare con i nostri bambini (in America sono sei settimane senza stipendio), per produzione e fruizione culturale: mostre, musei, teatri, libri, libretti, giornalini, pieghevoli.

La “bonheur” è una trovata geniale, bisogna trovare il modo di inserirci anche il parrucchiere, il tempo trascorso all’aria aperta, lo iodio fatto respirare ai bambini al mare per evitare le influenze invernali, il numero di fine settimana in cui si riesce a fuggire fuori città, e i weekend lunghi, che cominciano il giovedì sera e finiscono il lunedì a pranzo (ne basteranno tre all’anno per consolidare un pil di tutto rispetto). Questa volta possiamo farcela, abbiamo le carte in regola: anche una notevole quantità di lavoro nero, che i paesi fiscalmente corretti possono soltanto invidiarci.
In centro a Roma mancano i parcheggi (come a New York), ma si può usare il motorino che consuma e inquina meno e infilarlo nei nuovi e sostenibili sistemi statistici. Di ricchezze immateriali siamo praticamente monopolisti: sole e cielo, tempo per andare a zonzo e pizza a ogni angolo. C’è anche una filmografia abbondante al riguardo: nevrotica e infelice ragazza americana eredita un casale in Francia o nel Chianti, va lì per venderlo ma resta incantata, ritrova se stessa, incontra l’amore e impara a vestirsi decentemente. Il nostro modello di vita è il nuovo inizio.

Siamo sempre stati più fighi degli altri e non lo sapevamo (qui non c’è la voce vellutata di Barack Obama, ma la certezza dell’assistenza sanitaria, e comunque le figlie di Barack indossano le nostre scarpe e con qualche buon consiglio potrebbero fare di meglio). La rivoluzionaria proposta di Sarkozy ha senz’altro deliziato sua moglie (bisognerà inserire il tempo per la chitarra, ma eliminare quello per il botox), ma anche noi possiamo andare a casa contenti, fermarci a comprare una baguette e già che ci siamo quell’impermeabile in vetrina per il ritorno delle mezze stagioni, svuotare la carta di credito e sentirci comunque più ricchi.

di Annalena Benini

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