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Presidenti serpenti - Fini querela Feltri

Ecco cosa vuole Fini e cosa concederà il Cav. (se il gossip non esonda)

Berlusconiani e leghisti impegnati a pacificare, segnali distensivi dalla cerchia finiana, ma poi Capezzone…

Nel Palazzo si lavora a una ricomposizione formale tra Gianfranco Fini e il duo Silvio Berlusconi-Umberto Bossi. Si procede tra diffidenze e ritrosie umorali reciproche alimentate ieri dagli articoli del Giornale e dal portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, che si è schierato a favore dell’ultimo editoriale antifiniano di Vittorio Feltri. Articolo sul quale il presidente della Camera ha oggi sporto querela. Sembrano esserci un partito della pace e uno della guerra. Difatti, sondati dal Foglio, persino ambienti del berlusconismo ortodosso si rivelano pronti a venire incontro al presidente della Camera. “A Fini va riconosciuto il ruolo di attore politico che chiede, quello di cofondatore – dice un esponente di prima fila – Si tratta di creare un maggiore raccordo tra lui e Berlusconi e si tratta di informare costantemente Fini sulle riunioni dell’Ufficio di presidenza. Stiamo lavorando a questo”. Un incontro tra Fini e il leader della Lega era previsto per oggi (ma nessuno lo conferma). Lo stesso vale per il chiarimento – forse nel fine settimana – con Berlusconi. A spazzare via i retropensieri ci pensa il finiano Alessandro Campi: “Fini non abbandonerà mai il premier”. Il suo orizzonte è il Pdl.

Il clima si distende malgrado l’allusione di Feltri a un “fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardante An”, ieri, abbia indispettito i pontieri e rabbuiato i finiani. La presa di distanze berlusconiana è inufficiale ma poderosa: “Berlusconi non c’entra – dicono nel suo entourage – Si disinteressa del Giornale, in realtà spera di poterlo vendere. Magari proprio a Feltri”. Notiziola arrivata anche al piano nobile di Montecitorio dove, stavolta, all’articolo polemico si replica con il “no comment”. Segnale forse distensivo nei confronti del Cav – Fini ieri ha anche elogiato i lavori di ricostruzione abruzzesi – ma non di Feltri. “L’allusione è un fatto gravissimo. Valuteremo azioni giudiziarie”, ha il deputato e avvocato Giulia Bongiorno. E oggi la querela è arrivata.

Le dichiarazioni del portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, in difesa di Vittorio Feltri e contro Fini, ieri sera hanno quasi provocato l’incidente che per tutta la giornata finiani e berlusconiani erano riusciti a evitare. “Stupisce il doppiopesismo di chi oggi critica Feltri e il Giornale – ha azzardato Capezzone, prima di fare un mezzo passo indietro – ma per mesi non ha espresso solidarietà a Silvio Berlusconi per gli attacchi del gruppo Repubblica-Espresso”. Replicano i finiani: “Il portavoce del Pdl sostiene un articolo in cui si fanno allusioni vergognose sul cofondatore del Pdl – sostiene Fabio Granata – Mi sembra schizofrenia. E’ pazzesco”. E Ignazio La Russa: “Capezzone sbaglia. Auspico una sua rettifica, l’articolo di Feltri era un attacco minaccioso a Fini”. Così oggi il Secolo d’Italia risponderà con una nota durissima e non firmata: “Non sarà Feltri con i suoi sghangherati ultimatum a determinare gli eventi futuri nel Pdl. Le dinamiche sono più complesse dei pensieri di Feltri. Una cosa è intollerabile e infame: la minacciosa allusione mafiosa al presidente della Camera”. Non mancherà, sempre sul giornale di Fini, una congrua dose di stizza e polemica anche nei confronti del portavoce Capezzone.

Si complica il lavoro della dimplomazia che pure in questi giorni impegna direttamente dei pezzi grossi del partito: Gianni Letta, Gaetano Quagliariello e Fabrizio Cicchitto per la ex FI, Italo Bocchino, Ignazio La Russa e Gianni Alemanno per An. Si segnala in particolare l’intervento del sindaco di Roma, il quale non nasconde l’asse pragmatico con Fini che mira a spuntarla sulle candidature degli ex An alle regionali. “Chiederò a breve un incontro con Fini e Berlusconi”, ha annunciato il sindaco. Questo mentre Bocchino, prima un po’ defilato e oggi schieratissimo con il proprio ex leader, lavora a un documento di rivendicazioni finiane e democratiche che da ieri sera gira tra i deputati del Pdl: “Ci sono cinquanta firme nominali, puntiamo ad averne anche cento. Specie adesso che si è palesato chi lavora per dividere il partito”. E dire che nel pomeriggio di ieri, nonostante alcune incomprensioni, i finiani erano riusciti persino a sintonizzarsi sulle posizioni della Lega. Il partito di Bossi – al netto di certe esternazioni di prammatica celodurista – in privato ha fatto sapere di essere disponibile a un compromesso sul tema dilacerante dell’immigrazione alla Camera. E Fabio Granata, che ha firmato la contestata legge d’ispirazione finiana, ammette: “Un punto di contatto c’è. A noi non interessa dimezzare i tempi per ottenere la cittadinanza. Ma instaurare un nuovo meccanismo: un esame e una scelta consapevole da parte dell’immigrato”.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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