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El purtava le ciabatte

Il Seedorf svogliato del derby ci dice che Leonardo al Milan sarà vittima dei vecchi capataz

El purtava i scarp de tennis. Anzi, aveva su proprio le ciabatte da spiaggia, per quanto non fossero all’Idroscalo ma invece a San Siro. Cose da matti, e al gran milanista Jannacci gli sarà venuto il magone, ma purtroppo è andata così. Ci sono cose che a essere nuovi di Milano, o almeno nuovi del derby vissuto dalla panchina, ci vuole tempo a capirle. Soprattutto se sei un brasiliano bianco, educato e versato nelle lingue. E per indole e formazione non ti aspetti che uno dei tuoi sia lì con le ciabatte e la maglia sbagliata, come se non gliene fregasse. Proprio quando ne hai più bisogno e in campo c’è un ferito che urla incazzato. E poi, se sei un vero uomo-azienda, uno che alla ditta ha dato tanto e crede nei valori e nella filosofia, non ti passa nemmeno per la mente che i tuoi collaboratori non abbiano controllato la situazione.

Ma dove siamo finiti, alla Rai? Dopo, per tutto il resto della partita, sembrava un cerbiatto smarrito. Gli occhi scuri dolci e sbarrati, la camicia bianca come un fucilato di Goya. I capelli rabbuffati da eterno teenager che piaceva alle ragazze. Ha sbagliato il cambio. Gattuso, l’unico guerriero, stava affondando. E Seedorf, il moro d’Olanda, era lì in ciabatte. Rigore, espulsione. Da allora non c’è stata più storia, più derby. Lanciava occhiate a Tassotti, il suo esperto vice, ma era come guardare il vuoto.
Ora tutti pronti a massacrarlo, anche certi tifosi. Del resto, se alla seconda di campionato già hai un senatore della squadra, l’uomo che ha vinto la Champions con tutte le maglie, che arriva in ciabatte, sarà dura. Epperò – e qui lo si scrive da colonne mourinhiane – non è giusto fare a pezzi proprio lui. Oltre che gran calciatore, oltre che simpatico, oltre che l’uomo che ha scovato Kaká e Pato (dunque meriterebbe il Nobel, e zero critiche a vita), Leonardo Nascimento de Araújo, in arte Leonardo, è in fondo un leale manager che rischia di restare vittima dei vecchi capataz che gli stanno sopra. Ha accettato di prendere in mano, senza esperienza, una squadra bollita. (L’aveva fatto anche Capello: già, ma aveva in mano una fuoriserie).

Ha chiesto un attaccante, gli hanno comprato Huntelaar. Un terzino, e gli hanno lasciato Zambrotta. Ronaldinho gli tocca farlo giocare fisso, sennò chi lo sente, il Silvio. Intanto Silvio ha altri problemi: “Fuori Kaká, dentro Feltri” come ha scritto con felice sintesi politico-calcistica Adriano Sofri. E, purtroppo per i milanisti, la squadra adesso la fanno davvero così: pensando ad altro. Cosa ci può fare, un bravo ragazzo come lui? Ha scelto di fare il soldato, ma rischia di bruciarsi per un incarico suicida. Un incarico che altri, più sgamati e di battuta pronta, avrebbero rifiutato: “Ehi, una squadra così, perché non la fate allenare a Striscia la Notizia?”.

di Maurizio Crippa

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