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The Clintons

La premiata coppia Clinton è tornata e tratta con i cattivi

Bill vede Kim Jong Il e riesce a liberare le due giornaliste catturate a marzo. Hillary incontra l’ex capo della guerriglia filo al Qaida

Come una sit-com spettacolare: The Clintons, in replica per i nostalgici degli anni Novanta. Come gli Incredibili, il cartone animato della Pixar su una famiglia suburbana come ce ne sono milioni in America, però dotata di superpoteri. Il marito e la moglie, l’ex presidente degli Stati Uniti e la quasi presidente ora segretario di stato di Barack Obama.
“La gente ti ascolta molto di più se non sei soltanto un ex presidente, ma anche il marito dell’attuale ministro degli Esteri”, aveva detto soltanto la settimana scorsa Bill Clinton. Ieri è volato a Pyongyang, capitale della Corea del nord: il regime più ostile agli Stati Uniti, seguace dell’autoisolamento paranoide in diplomazia e dell’esibizionismo atomico nelle relazioni con l’occidente e con la Corea del sud. L’ex presidente è atterrato su un aereo bianco senza contrassegni di stato, per liberare – forse già oggi secondo Abc news – due giornaliste americane sequestrate a marzo sul confine e poi condannate “per spionaggio” a 12 anni in un campo di lavori forzati. Le due reporter lavorano per Current Tv, una società di San Francisco di cui è confondatore Al Gore, l’ex vicepresidente di Clinton. La Casa Bianca ha confermato sobriamente la visita, ma “si tratta di una missione privata, non pubblica”. I coreani, che sono perspicaci, hanno mandato ad accogliere l’americano all’aeroporto il caponegoziatore nucleare Kim Kye-gwan, con bambina e mazzo di fiori. Clinton ha incontrato le due prigioniere e anche il Gran despota malato in persona, Kim Jong Il. Da almeno 15 anni non c’era un incontro a così alto livello.

Il regime sta ammorbidendo la sua retorica. E’ il solito schema “inneschiamo una crisi, alziamo la tensione, poi in cambio della distensione otteniamo aiuti prima che arrivi il prossimo inverno”. L’ambasciatore coreano alle Nazioni Unite dice che il paese è pronto a “negoziati bilaterali” con l’America e non vuole più “gli inutili negoziati a sei”. Hillary ha risposto con un cambiamento di tono significativo, dicendo di aspettarsi  dal regime coreano “l’amnistia”per le due giornaliste. Così riconoscendo implicitamente un qualche grado di colpevolezza, pur di riportarle a casa. Subito dopo la condanna, Washington aveva invece definito “assolutamente infondate” le accuse di “spionaggio”. La visita di Clinton, chiaramente benedetta dall’Amministrazione Obama, potrebbe preparare gli incontri bilaterali senza troppo esporre i due governi, grazie allo status ambiguo di Bill, che allo stesso tempo è rappresentante per chiara fama degli Stati Uniti ma non è uomo dell’Amministrazione in carica.

Mentre il marito negozia con i coreani, Hillary oggi incontra a Nairobi, in Kenya, il presidente somalo Sheikh Sharif Ahmed. Sharif è diventato presidente a Mogadiscio, l’incarico di governo più pericoloso al mondo. Si è separato dalle Corti islamiche – di cui è stato capo fino all’invasione etiopica del 2007 – e fino all’anno scorso era tra i leader della guerriglia islamista. Oggi resiste contro i guerriglieri di al Shabaab ancora più estremisti, che lo considerano un traditore. La missione è delicatissima: Washington vuole fornire 40 tonnellate di armi e aiuti logistici per salvare il paese africano, “ma senza sembrare coinvolti”.

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