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Il sindaco del destino e il coro degli entusiasti

Veltroni, primo lingotto del partito democratico

Mangia poco, non dorme, non si stanca, si porta la valigia e parla pure a braccio

Le non molte occasioni in cui il sindaco va a una cena privata lo vedrete mangiare sempre pasta al sugo senza olio e basilico, e una fettina di carne: la Roma veltroniana s’apre ai menù più differenti, sì, ma forte di una certa saldezza nel proprio menù di base, quasi di famiglia”. Ora che il coro degli entusiasti è cominciato, si corre per il primo posto nella gara di santificazione, esaltazione, magnificazione senza ritegno di Walter Veltroni. E’ un coro splendido, allegro ed estasiato, e la pasta al sugo scondita di Walter è diventata (sulla Stampa, secondo Jacopo Iacoboni, completamente accecato d’amore) un segno importante per decifrare l’anima pura del futuro leader, dell’uomo che da oggi cambierà il corso della storia: se mangia cose semplici è un uomo meraviglioso, e Veltroni non solo si sfama con poco, ma dorme anche poco. “Walter ha questo privilegio di non avere tanto bisogno del sonno, che quando lo devi incontrare magari per ragionare un po’ di politica ti dice: ci vediamo da me in Campidoglio verso le 8?” spiega al Corriere della Sera Paolo Gentiloni. E poi la resistenza, diomio che resistenza. “L’agenda di appuntamenti di queste ore ammazzerebbe chiunque ma non lui”, scrive Alessandra Longo sulla Repubblica, felice di potere seguire il sindaco fino a Bucarest, dove “Walter Veltroni ha in serbo gli effetti speciali” per favorire il rientro volontario dei rumeni in Romania. “La butta là così, con quell’aria modesta che i detrattori non sopportano. Ma è chiaro che c’è molto di nuovo nell’approccio, c’è l’idea di un modello esportabile…

Metà sindaco, metà leader del nuovo partito, quasi un animale politico mitologico. Un po’ l’uno un po’ l’altro, con un dosaggio sapiente, un’attenzione maniacale a non mischiare mai i piani”. Più di un eroe, Veltroni è improvvisamente qualcosa di soprannaturale, è l’uomo delle stelle (secondo la Stampa è anche “SuperWalter”) che “sembra stanco… forse avrà fatto notte a correggere il discorso… Sembra uno studente che il giorno prima dell’esame va a spasso invece di studiare, o uno di quelli che la valigia ce l’ha già pronta da sempre, mentre nel caldo dell’aeroporto intrattiene conversazioni interrotte da telefonate di auguri”. Sembra stanco, scrive l’Unità, ma non per questo fa valere i suoi privilegi, ribatte la Repubblica: “Saletta vip? No, si porta la valigia da solo e dentro una borsa di plastica ci sono i quotidiani, anche il Romanista, che non ha letto”. Ma il discorso, il discorso di oggi a Torino (e gli “effetti veltronali di WonderWalter”, previsti da Filippo Ceccarelli), i giornalisti a un certo punto azzardano la domanda scomodissima: il discorso ce l’ha per caso in questa valigetta che si porta da solo, dimostrando grande rispetto per la scorta e grande autonomia di movimento? “Potete anche rubarla, ce l’ho solo in testa”, risponde lui, e i giornalisti annotano rasserenati, felici.


Non solo si porta da sé i bagagli,
ma parla anche a braccio, ha trovato il tempo di imparare il discorso a memoria nonostante tutti gli impegni di sindaco. Perché, diciamocelo (il cronista diligente dell’Unità è tenuto a sottolinearlo), “questo viaggio in Romania proprio una passeggiata non è”. Un sacco di problemi, le ondate migratorie, la diplomazia, e “su questi temi si vincono e si perdono le elezioni. Il leader del Partito democratico lo sa”, ha scritto Alessandra Longo. Ma non basta. “Prima di partire, tra Kerry Kennedy e l’aeroporto, mica se ne sta in ufficio”. Inaugurazioni di treni, risoluzione di problemi, telefonate importanti, campi di rugby da benedire. Le cronache sono grate, stupite, le foto enormi e Walter guarda lontano ma allo stesso tempo rassicura. In mezzo a questo generale, magnifico rincoglionimento c’è spazio anche per i segni del destino, per la follia pura: all’ultimo momento cambiano l’aereo sul quale deve viaggiare il sindaco e, magia, sull’ala dell’aereo c’è scritto proprio “Torino”. Allora tutta la stampa, senza eccezioni, ha notato l’inequivocabile auspicio, “Torino, il luogo deputato alla scelta più importante della sua vita”. Molti, a questo punto, si sono abbracciati e hanno pianto.

di Annalena Benini

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