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Una voce, Berty e Nichi già nel Pd

Ecco l'articolo che Franceschini non ha letto

Bertinotti ha archiviato la sinistra-sinistra e invita tutti nel partito unico del centro-sinistra, Bersani abbraccia il bipolarismo ma con Franceschini ancora non va d’accordo

Voce surreale ma non tanto. Girava ieri nelle redazioni politiche: Bertinotti e Vendola già nel Pd. Fausto Bertinotti, nel corso di un dibattito pubblico con Dario Franceschini, ha dichiarato chiusa l’esperienza delle due sinistre. “Ci ho creduto, ma ora devo prendere atto che c’è spazio a malapena per una sola sinistra”. Niente più sinistra-sinistra dunque, ma un partito unico del centrosinistra che vada da Rifondazione a Di Pietro passando per Nichi Vendola, Pannella e Franceschini. Bertinotti lo pensa da tempo, lo aveva spiegato al suo ex giornale, Liberazione, e poi lo ha anche ripetuto alla Stampa, due settimane fa. Rivolgendosi al complesso dei rivoli in cui si è divisa la sinistra, l’ex presidente della Camera ha detto che “dovrebbero essere tutti più umili e capaci di rimettersi in discussione, abbandonando recinti, simboli e vecchie ideologie. E’ necessario un partito con tutti quelli che oggi sono all’opposizione e che si sentono più o meno di sinistra, da Rifondazione all’Idv, dal Pd al partito di Vendola, dai socialisti ai Verdi, dai comunisti italiani ai Radicali”. Tutti dentro il Pd, tutti dentro il partito dell’Unione, si direbbe. E invece no. Perché Bertinotti – lo ha detto lui stesso pochi giorni fa in una lettera a Valentino Parlato sul Manifesto – non vuole far “confluire la sinistra nel Pd”. Ma vuole, col Pd, un partito nuovo. Questione di nomi, pare. Il problema della sinistra, dicono.

L’idea di un grande Partito che riunisca tutti i riformismi piace a Bertinotti come pure a Vendola, a Pier Luigi Bersani, a Dario Franceschini e a importanti sostenitori di Ignazio Marino quali Sergio Chiamparino. Piace pure a Franco Marini, fautore dell’ipotesi della doppia tessera, e a Pietro Ichino che più di tutti ha manifestato interesse per un allargamento ai Radicali e ai Socialisti. Eppure non si intendono tra loro. E l’opzione di “tutti dentro il Pd” resta un fiume carsico, trasversale a tutte le fazioni ma strozzato da ambiguità lessicali che confondono l’azione politica. Chiamparino, lo ha spiegato al Foglio, dice che “bisogna unire i dispersi della sinistra” ma contemporaneamente dice pure che “il Pd deve esplodere per ricomporsi”. Franceschini, già vice di Walter Veltroni, è tra gli ideatori della vocazione maggioritaria e lo ha dimostrato più volte. Ai tempi del governo Prodi, per esempio, parlando alla corrente degli ambientalisti democrat disse loro: “I Verdi siamo noi”. Eppure il segretario democratico – come hanno notato alcuni osservatori – non ha avuto la prontezza di spirito, lunedì scorso, di rivolgersi a Bertinotti, dopo che il padre della sinistra-sinistra dichiarava di fronte a lui conclusa un’epoca, per offrirgli la tessera del partito unico. Né, tantomeno, Franceschini sembra intendersi col proprio principale sfidante alla segreteria, Pier Luigi Bersani.

Che dice Bersani? “Non è più un teorico della frantumazione proporzionalista”, sostiene il senatore democratico Stefano Ceccanti. “Bersani ha molto modificato i contenuti della propria mozione, anche per l’ingresso tra le sue file di Rosy Bindi ed Enrico Letta”. Così anche Bersani ha un proprio modo speciale per declinare lo slogan “tutti dentro il Pd”. Uguale agli altri, ma diverso. Ceccanti ha trascritto e confrontato i discorsi di Bersani con il contenuto della mozione che lo sostiene. Lo sfidante di Franceschini, che aveva impostato la propria mozione su un ritorno alle radici socialdemocratiche dei Ds, nel discorso di presentazione ufficiale della propria candidatura all’Ambra Jovinelli di Roma, ha spazzato via l’impianto proporzionalista e multipolare. “Noi scegliamo un modello parlamentare – ha detto l’ex ministro – da elaborare in collaborazione con chi crede a un bipolarismo maturo”. Bipolarismo maturo e alleanze secondo “una vocazione maggioritaria che le renda possibili”, perché costruite su vincoli programmatici. Dice Ceccanti: “Tutti d’accordo sul fatto che sia venuto il momento di aprire le porte del Pd. Ma chi entra deve accettare l’idea che questo è un partito di governo”. 

Leggi cosa ha detto Franceschini

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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