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Escort letterarie

Tutto quello che avreste voluto chiedere a Woody Allen sul sesso (e le registrazioni) ma non…

"Quando superano gli 800 euro non sono più prostitute”, spiega il gestore del MonaLiza, locale notturno in Slovenia. Arnaldo Greco riferisce la frase in “Nomi, cose, città – Viaggio nell’Italia che compra” (Fandango), fantasticando sul fatto che la sua guida potrebbe scegliere “Gabriele D’Annunzio” come nickname per fare affari su Internet. Confessa il reporter che la frase gli è rimasta in testa, e nello stesso tempo che non l’ha capita fino in fondo. Viene in soccorso un racconto di Woody Allen, nella raccolta anni Settanta “Citarsi addosso”: “Le squillo del club Mensa”. Le tariffe base variano dai cinquanta ai cento dollari, con l’inflazione e l’aumento del costo della vita potremmo esserci. Le prestazioni vanno da una discussione su Melville (la minima si applica ai romanzi brevi, la massima a “Moby Dick”) a una su “La terra desolata” o su “L’uomo a una dimensione”. Le ragazze sono studentesse al Vassar College, che arrotondano così la borsa di studio.

Indaga sulle escort letterarie l’investigatore privato Kaiser Lupowitz (il racconto è scritto alla maniera di Dashiell Hammett). Il cliente è sotto ricatto, i nastri registrati di nascosto nella stanza del motel potrebbero arrivare alle orecchie della moglie legittima. “Carla morirebbe, se sapesse che il cervello non mi viene duro, con lei”, lamenta il ricattato. E aggiunge: “Le donne vere, quelle con tutti i neuroni al posto giusto… non sono facili da trovare”. Woody Allen immagina una maîtresse di nome Flossie, pronta a soddisfare le più perverse richieste. “E se volessi due ragazze che mi spiegano Noam Chomsky?” “Certo, ma ti costerà parecchio”.

Il bordello, arredato con divani rossi vittoriani, sta nel retro di una libreria – basta fingere di cercare un’edizione numerata e placcata in oro dell’“Antiedipo”, fatta stampare da Deleuze per gli amici. Dentro, “pallide ragazze nervose con gli occhiali e i capelli alla maschietta sfogliano provocanti i Penguin Classics”. Per i clienti affezionati, un paio di pacchetti specialissimi. Una ragazza che ti presta i suoi dischi di Boulez e si fa guardare mentre le viene un attacco di ansia. Una femminista magra e con le occhiaie che ti rimorchia al MOMA, ti fa leggere la sua tesi su Laing, attacca briga furiosamente in un baretto, e finge di suicidarsi nel modo che preferisci (una serata perfetta per masochisti, altro che fruste, catene, tacchi a spillo, mozziconi di sigaretta spenti sulla carne viva).

Se vi va di leggere il racconto, conviene cercare sulle bancarelle la vecchia versione di Cathy Berberian: ogni tanto inventava o ci metteva del suo, ma frequentando Luciano Berio e Umberto Eco conosceva bene la materia. Non la nuova di Daniele Luttazzi, che come tutti i neofiti della traduzione è tanto fedele al testo da perdersi le battute per strada. “Una rossa che riempiva i suoi jeans come due palle di gelato alla crema” (Berberian) diventa “una rossa che era impacchettata nelle sue brachette come due grandi cucchiaiate di gelato alla vaniglia”: roba che si perdona a un principiante, non a un comico.

di Mariarosa Mancuso

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