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Il presidente nella mischia

Nella roulette sanitaria Obama non vuole che esca il Massachusetts

L’Obamacare s’ispira a un modello che già mostra i suoi limiti. Il fallimento del taglio dei costi e la “report card”

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Washington. I gruppi antiabortisti e diciannove deputati democratici sono già pronti a dare battaglia alla riforma sanitaria di Barack Obama che “intende dare copertura anche all’aborto” – scrivono in una lettera anticipata ieri dai media – pure se ancora non è chiaro in che cosa consista il tanto chiacchierato Obamacare. Durante la notte italiana Obama ha tenuto una conferenza stampa definita dal suo capo dello staff, Rahm Emanuel, una “report card” sui sei mesi di presidenza, con annesso il rilancio della riforma sanitaria. Megan McArdle, blogger conservatrice con tendenze libertarie, ha la sensazione che i democratici vogliano prima far passare il pacchetto che prevede una copertura sanitaria universale e poi ragionare su come finanziarlo. E’ quello che, sul New York Times, David Brooks chiama, irritando lo stesso Obama, l’ultimo passo della “marcia suicida dei liberal”, cominciata con lo stimolo antidisoccupazione che non ha fermato la disoccupazione, continuata con il budget trilionico e approdata ora a una riforma della sanità che non razionalizza i costi del sistema sanitario. Il punto centrale è proprio quello dei costi, come ben sanno i cittadini del Massachusetts, che dal 2006 sperimentano – e pare non ne siano affatto contenti – un modello di riforma da cui trae ispirazione l’iniziativa a livello nazionale.

Obama ha ripetuto che l’accesso per tutti gli americani a un’assicurazione sanitaria (attraverso il Medicaid o agevolando l’acquisto di una copertura privata) costerà poco meno di mille miliardi di dollari ma non impatterà sul deficit – tecnicamente sarà “deficit neutral” – grazie a un mix di aumento delle tasse ai ricchissimi e di riduzione dei costi della sanità nei prossimi dieci anni. In Massachusets i costi non sono stati ridotti come era stato previsto nella legge di riforma, così il governatore democratico, Deval Patrick, il primo afroamericano eletto grazie alla retorica del “change”, è stato costretto a tagliare alcuni programmi sanitari: dall’inizio dell’anno già 28 mila cittadini che erano rientrati nella riforma sono stati esclusi dalla copertura sanitaria.

Durante la campagna elettorale dell’anno scorso, Mitt Romney, ex governatore repubblicano dello stato, aveva portato in giro con orgoglio la sua riforma, simile a quelle adottate, senza risultati incoraggianti, in Vermont e Maine. Oggi Duval, alleato naturale di Obama (sono entrambi “prodotti” di David Axelrod), è il primo a preoccupare il presidente quando ammette: “La storia non detta sull’esperimento del Massachusetts è che alla fine abbiamo realizzato che non c’erano soltanto due soluzioni, o la riforma perfetta o nessuna riforma. E’ una lezione per Washington, perché tutti s’affrettano ad approvare una soluzione perfetta, ma siccome non ce n’è una, si rischia di rimanere impantanati”. I democratici centristi – i “Blue Dogs”, eletti in collegi tradizionalmente conservatori – sono riusciti a ottenere, dopo un incontro di tre ore con gli sherpa della Casa Bianca, la creazione di un comitato esterno al Congresso per il controllo dei costi. Il compromesso ha riacceso le speranze e alcuni incautamente già festeggiavano: forse l’accordo è vicino.

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