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Dopo il Corriere e la Stampa anche largo Fochetti

Sfiorito il gossip sul Cav., a Repubblica tocca cercare una via d’uscita

Terry è stata letale per D’Avanzo. Questa settimana solo parrocchie arrabbiate. Meno male che Zanda c’è

Cercasi exit strategy. Le dieci domande di Repubblica al Cav, benché recentemente reimbiancate, cominciano a marcire, a puzzare di vecchio. Sul sito Repubblica.it scivolano inesorabilmente sempre più giù, giorno dopo giorno. Giù giù fino quasi a sparire. Adesso figurano tra la sesta e la settima notizia, appena prima dell’articolo sull’afa estiva. Il fatto è che nel carniere dei cronisti del quotidiano di Largo Fochetti la riserva di gossip sulla vita privata di Silvio Berlusconi scarseggia pericolosamente. Non se ne trova di fresco. E quella che è pur stata una guerra importante, con secchi editoriali del direttore Ezio Mauro all’arrembaggio, adesso rischia di risolversi in una battaglia di retrovia. Così capita che più di un’illustre e militante firma, da quelle parti, cominci a chiedersi se forse non sia il caso di pianificare un’onorevole ritirata. Specie dopo lo spiacevole incidente di Terry De Nicolò, quella gran signora di una escort che, a domanda diretta dell’implacabile Giuseppe D’Avanzo, ha detto che no “con Berlusconi a letto non ci sono stata”. D’Avanzo ha insistito e lei ha pure scritto al giornale per ripeterlo. Niente da fare. Niente sesso.

Intendiamoci, D’Avanzo è stato bravissimo. Il primo cronista investigativo di Largo Fochetti cerca pure di continuare nelle ricerche. Ma l’ultima settimana spesa a Bari compulsando il mondo della prostituzione d’alto bordo, nonostante i timori dei berlusconiani, si è risolta in un semi flop. L’inizio della fine. Dall’intervista della signorina De Nicolò (che trincerata nel proprio pudore, quasi quasi faceva passare il grande D’Avanzo per un voyeur), non c’è stato più niente. O meglio, quasi niente. Perché il pezzo di punta scagliato da Repubblica contro Berlusconi, questa settimana, è stato un articolo in cui si raccontava l’ira funesta dei giornali parrocchiali – tra cui la Gazzetta di Cesena – scatenati contro il premier libertino. Il pezzo, peraltro molto onesto, ha destato più ironia che indignazione. Così passando i giorni senza scoop e senza notizie, persino i vibranti fondi in prima pagina del direttore Ezio Mauro hanno finito col perdere di piglio. All’inizio erano schiaccianti, sembrava arrivata l’apocalisse, la fine ingloriosa del ventennio berlusconiano. Adesso invece non se ne può più e persino a Repubblica se ne sono accorti. Anche perché i giornali cugini non inseguono più.

A quanto pare il Corriere e La Stampa hanno mollato la pista. “Per realismo – dicono – O c’è una svolta o non si può continuare sul nulla”. Non c’è materia giornalistica. Così al Corriere hanno sollevato Fiorenza Sarzanini, il pezzo pregiato schierato a far concorrenza a D’Avanzo, dall’impegno di scavare e scavare e scavare senza nulla trovare. E dire che il giornale di Ferruccio de Bortoli aveva assestato un bel colpo (proprio con la Sarzanini) scoprendo Patrizia D’Addario, (e quanto c’era rimasto male D’Avanzo!). Ma dal G8 – “un trionfo” – in poi, il Corriere ha smesso. E non solo per l’invito alla tregua del presidente della Repubblica. Bensì per stanchezza. Idem dicasi per La Stampa. Niente più pettegolezzo. Il direttore, Mario Calabresi, per la verità pare abbia un po’ sofferto gli attacchi a Berlusconi. E adesso tira un sospiro di sollievo. Calabresi, con il Cav., ha un buon rapporto. Si stimano reciprocamente, si stanno simpatici sin dai tempi in cui si ragionava di concedere la grazia ad Adriano Sofri e più di qualche volta si sono telefonati e forse anche incontrati. Meglio così, dunque.

Senza Corriere e senza Stampa, a Repubblica sembrano restare solo un paio di articoli emulativi (tragicamente al ribasso) prodotti dal Riformista. Non basta. Insomma, Repubblica, dopo aver vinto alcune battaglie parziali, nel suo sforzo civile di costringere il Cav. a dire la verità adesso rischia sul serio di perdere la guerra. Ma come farla finita senza dare l’impressione di un clamoroso fallimento? Quale potrà essere la via d’uscita per Repubblica?
Il primo tentativo di venirne fuori è già in atto e coinvolge il Pd. Per l’esattezza coinvolge Luigi Zanda, il vicecapogruppo democratico al Senato già membro del Cda del gruppo l’Espresso. Visto che dalle faticose investigazioni giornalistiche sono venute fuori tante donne ma nulla di penalmente rilevante, non resta che la questione morale. Zanda, con il senatore-scrittore Gianrico Carofiglio, ha presentato una mozione che nel Palazzo hanno già battezzato “caso Berlusconi”. Conflitto d’interessi? Antitrust? No. Si tratta di un dispositivo che, se approvato, vincolerebbe ministri e premier a una sorta di codice etico di “coerenza tra comportamenti privati e vita pubblica”. E’ calendarizzata per martedì. Sembrerebbe un’operazione studiata a tavolino per ridare linfa alla campagna di Repubblica che avrà almeno una ragione per continuare a scrivere di Berlusconi e le donne. Funzionerà? Forse. Non fosse che persino nel Pd si sono un po’ scocciati di parlare della vita del Cav. e Pier Luigi Bersani lo ha detto: “Questa mozione non è l’asse della nostra opposizione. Non siamo l’autorità morale di Berlusconi”. Cercasi altra exit strategy.

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