E’ difficile svolgere un’analisi seria sulle prospettive politiche della maggiore forza di opposizione, per il sovrapporsi, momentaneo ma oscurante, d’una serie di interferenze extrapolitiche o antipolitiche, come la polemica sulla selezione dei dirigenti che ha seguito la cattura di un presunto violentatore o l’irruzione provocatorio-commerciale di Beppe Grillo. Anche sul Partito democratico si abbatte un’ondata (legittima per carità) di giornalismo un po’ corrivo, che ha regalato ieri al comico genovese il titolone di apertura di un giornale come la Stampa, come aveva inondato pagine e pagine nei giorni precedenti con le vicende di uno sciagurato segretario di sezione. Constatare che questa circostanza fa il paio con quella che ha messo in primo piano le vicende personali del premier, nelle settimane precedenti, non porta molto lontano.
La differenza sta nel fatto che, volente o nolente, l’informazione su Silvio Berlusconi deve anche dar conto di cose politicamente più rilevanti, nelbene o nel male, per effetto della sua azione di governo e di quella legislativa della maggioranza parlamentare. Ovviamente il Pd, per la sua collocazione all’opposizione, rischia più di vedere sepolta sotto il chiacchiericcio estemporaneo la propria iniziativa politica. Però è anche questa iniziativa che non ha i caratteri indispensabili di chiarezza e di efficacia che le permetterebbero di emergere sopra il ciarpame.
Si può dire tranquillamente che non si sa quale sia la preferenza di Grillo su temi essenziali, dalle riforme istituzionali alla terapia per combattere la crisi economica. Però fino a ieri sembrava ancora arduo spiegare in poche parole quale fosse su questi stessi temi la proposta avanzata da Dario Franceschini o da Pier Luigi Bersani e in che cosa quelle di uno si differenzino da quelle dell’altro. C’è un solo modo per contrastare l’invasiva preponderanza dell’extrapolitica o dell’antipolitica, ed è, ovviamente, una proposta politica seria, convincente, interessante, capace di mettersi in competizione, e, dove utile, in sintonia, con quella dell’altra parte attualmente maggioritaria. Se invece i due principali contendenti si sfiancano in una stucchevole contesa tra nuovo e vecchio, deprecano l’incompetenza politica di Ignazio Marino, ma non rispondono nel merito alla sua battaglia per l’eutanasia, è difficile che il loro confronto superi il rumore di fondo del chiacchiericcio estemporaneo.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
Se preferisci vedere questa pagina ottimizzata per iPhone clicca qui