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Lancemania. Come nasce un eroe

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Dal Foglio del 7 luglio 2005

Ieri, alle 13 e 18
, Lance Armstrong  non indossava la maglia gialla e, alle  17 e 09, alla fine della tappa per  velocisti, non ha abbracciato la fidanzata  Sheryl Crow, tornata in  America per impegni musicali.  La casacca non c’era per scelta:  ho il primato perché Zabriskie è caduto, allora  non lo ostento. Ma è stato obbligato a ripensarci.  Il ciclismo è uno sport conservatore  assalito dalla realtà: il giallo ci dev’essere.  E ci sono meccanici che hanno come  prima premura quella di conservare per  mesi la bici nell’esatta condizione scelta come  ottimale dal corridore. E professionisti  che scrivono le stesse parole portafortuna  su tutti i telai. E campioni che non lo sono  stati più dopo che la loro famiglia (ahi!) tradizionale  è finita. Il texano ha vinto i primi  Tour con la moglie Kristin e tre figli. Poi  due anni fa è arrivata la star Sheryl e lui ha  rivinto. Poi all’heavy metal (AC/DC), compagno  di tanti allenamenti, si sono aggiunti  pop (Coldplay e Brian Adams) e perfino  blues&jazz. Poi – dice Sheryl – dubbi sull’amico  Bush. Poi la malinconia: “La cosa che  più mi faceva male era pensare che i miei  bambini stavano in Texas e io no. Fino all’anno  scorso mi sembrava normale, adesso  è quasi intollerabile”. Così parlò Lance, conservatore compassionevole e rivoluzionario. 

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