Il presidente americano, Barack Obama, arriva a Mosca tra due giorni, prima di atterrare in Italia per partecipare – di nuovo assieme al presidente russo Dmitry Medvedev – al G8 dell’Aquila. I russi hanno srotolato uno strano tappeto d’accoglienza: l’esercitazione Caucaso 2009, una manovra militare di dimensioni gigantesche, “in scala sovietica”, l’ha definita il ministro della Difesa Alexander Kalmykov, alle porte della Georgia, dove quasi un anno fa infuriò la guerra per l’Abkhazia e l’Ossezia. Gli osservatori della Nato sono stati esclusi.
Caucaso 2009 è stata programmata per chiudersi proprio lunedì. E’ un benvenuto comunque migliore rispetto al primo viaggio di Obama: quando era soltanto senatore, fu trattenuto in stato di fermo dai militari in un aeroporto degli Urali, dove era andato per controllare che i fondi americani servissero al loro scopo, quello di contribuire allo smantellamento del vecchio arsenale sovietico. Questa volta il presidente, nonostante la retorica del “ripartiamo da zero nei nostri rapporti” – rafforzata due giorni fa da un’altra offerta pubblica di pace: “Rompiamo con il passato e con l’approccio da Guerra fredda” – non punta più a una generica distensione dei rapporti. Dal generale, c’è urgenza di passare al particolare. Washington vuole trattare su tre capitoli specifici e ben selezionati: il controllo delle armi strategiche – il 5 dicembre scade il Trattato sulla Riduzione delle armi strategiche – la situazione in Iran e la guerra in Afghanistan. Se funzionerà, almeno sui due ultimi dossier, lo si scoprirà appena quarantott’ore dopo: al G8 dell’Aquila.
Ieri il leader europeo che appare in forma più smagliante, Angela Merkel – due giorni fa ha ammonito seccamente l’Iran, “E’ come la Germania dell’est, ma noi non dimenticheremo i suoi prigionieri”, anche se la Germania ha forti interessi commerciali a Teheran – ha spiegato al Wall Street Journal che cosa si aspetta dal summit. “Un modello di economia che non vada in crisi ogni cinque o sette anni, come quello attuale. Il ciclo di bolle e crisi, la crescita rapida ma rischiosa, non vanno più bene. Il modello deve essere sostenibile. E’ quello che chiederò agli altri paesi”. Sull’Iran, propone di scomporre in due il problema e di procedere sopra a binari separati: diritti umani e nucleare.
Tra le altre agende estere che si preparano per il G8, una tra le più interessanti è quella della Cina: il presidente Hu Jintao sbarca a Roma con tre giorni d’anticipo e anche con una delegazione d’affari di 200 imprenditori. Pechino non è tra gli otto Grandi, ma ormai, come ha dimostrato a Londra lo scorso aprile, s’impone come protagonista. La volontà cinese, portata avanti con discrezione, è rovesciare il rapporto di forza con il dollaro e spodestarlo dal suo posto di valuta di riferimento. Ma per ora, nelle richieste ufficiali di discussione, Pechino parla soltanto della necessità di una maggiore “diversificazione” tra valute globali.
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