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Perché i finiani non riescono a stare dietro a Fini “lo stabilizzatore”

L’infortunio giornalistico di FareFuturo contro il Cav. e i paradossi politici di un presidente post ideologico

Un infortunio giornalistico ma forse anche il sintomo di quanto sia complicato, persino per chi lo appoggia e ne asseconda la sensibilità, stare dietro a Gianfranco Fini senza correre il rischio di ridurlo a uno stereotipo. Il sito internet della fondazione finiana FareFuturo, nel giorno in cui il presidente della Camera puntella il governo in difficoltà con parole inequivocabili, pubblica la recensione di un libro americano dal titolo “Contro il nuovo culto” e sembra prendere di mira proprio Silvio Berlusconi: “Meglio la sobrietà di Downing Street – si legge in uno dei tanti passaggi allusivi – che le fantasmagoriche residenze degne di altre tradizioni”. Con chi ce l’ha FareFuturo?
Che si parlasse del premier è parso tanto ai berlusconiani quanto allo stesso Fini, che ha manifestato il proprio informale disappunto per la sfortunata tempistica di un pezzo “frondista” nel giorno in cui tutto il centrodestra e le massime cariche dello stato – presidente della Repubblica compreso – convergevano a difesa dell’esecutivo e del suo leader. “Bisogna capire che la complessa area che ruota intorno a Fini si ispira a lui ma si muove anche con una certa libertà. E’ sbagliato interpretare sempre le cose che vengono dette o scritte come emanazione del presidente della Camera”, dice al Foglio il deputato finiano Fabio Granata.

E Alessandro Campi, direttore scientifico di FareFuturo, conferma: “La fondazione viaggia su un registro non politico e libero rispetto al presidente”. “Detto ciò – aggiunge Granata – talvolta il rischio, come in questo caso, è che qualcuno, privo della necessaria ‘accortezza’ politica, diventi più realista del re. Voglio dire che il presidente della Camera è un politico e dunque conosce i tempi della politica: sa quando è il momento di dire certe cose e quando invece è opportuno tacere o stringersi intorno al leader del proprio partito. Ecco, i think tank come FareFuturo non conoscono i tempi della politica che è fatta di prassi, contingenze e opportunità”.
Ovvero, per paradosso, così come i militanti-tifosi del berlusconismo vorrebbero che Gianfranco Fini si omologasse alla ortodossia berlusconiana, allo stesso modo anche FareFuturo rischia di voler ingabbiare il presidente della Camera nello stereotipo del frondista, dell’uomo della rottura continua. Rivelando così, in casa, un difetto d’interpretazione del fenomeno. Una nota stonata, specie nel momento in cui persino i più critici tra i berlusconiani sembrano aver cambiato idea: “Il presidente della Camera rappresenta un valore aggiunto per il nostro partito”, dice da un po’ di tempo anche Gaetano Quagliariello affiancandosi a Sandro Bondi e ad altri dirigenti di prima fila della ex FI.

“Il presidente della Camera sarà pure in rottura con la sua storia personale – spiega Flavia Perina – ma assieme al capo dello stato, Fini, nella sua proiezione istituzionale, rappresenta un elemento di stabilizzazione del sistema politico”. Il direttore del Secolo d’Italia, parlando con il Foglio, rende l’idea del rapporto biunivoco tra il Fini eterodosso – tanto libero da poter criticare ancora ieri la politica di Maroni sull’immigrazione – e il Fini stabilizzatore. “Se non avesse impostato sin dall’inizio il proprio mandato all’insegna di un alto profilo istituzionale, libero, quasi fuori dalle categorie classiche della politica italiana – dice Perina – le sue parole a difesa di Berlusconi non avrebbero avuto la stessa efficacia. Oggi Fini rappresenta una importante risorsa per la maggioranza di governo, per il Pdl e per la stabilità del sistema politico. Sempre di più, adesso, questo merito gli viene riconosciuto pubblicamente”.

Berlusconi spiegato alla stampa estera. Fini deve aver calcolato sin dall’inizio della legislatura la possibilità di non essere capito (“so di essere in minoranza”, ha detto al congresso del Pdl) o di venire ridotto alla caricatura di se stesso, nei momenti di massimo anticonformismo e di apparente scapigliatura, persino da parte degli amici. Deve averlo pensato da subito, Fini. Ed è forse per questo che con i giornali italiani il presidente della Camera non parla mai, mentre è alla stampa estera che consegna puntualmente il proprio pensiero. Lo fa da tempo a Montecitorio e lo ha fatto ancora ieri, a Madrid, partecipando a un forum del quotidiano spagnolo El Mundo. Un colloquio nel quale Fini ha chiarito una volta per sempre tutto quello che in Italia si pensava di (non) aver capito di lui: “Sono di destra, di centrodestra, e dal ’94 cammino insieme con Berlusconi ma non mi piacciono le etichette. Mi considero post ideologico. Chi è Berlusconi? Se l’Italia è uscita da una democrazia bloccata per entrare in una democrazia dell’alternanza è innegabilmente merito suo”.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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