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Deriva etica grottesca

Nel paese dei moralisti ecco a scuola il richiamo al sesso banale e precoce

Con la scusa della prevenzione, e con l’accordo di Fazio, issata nelle scuole romane la bandiera del preservativo

Dal Foglio del 20 giugno 2009

E’ l’Italia, bellezza.
Uno strano paese che da una parte sembra tornato con gusto ai profondi anni Cinquanta, un paese che si indigna per i facili costumi dei potenti, che rovista sotto le minigonne, che sospetta festini dietro ogni festa. E’ lo stesso paese, alla lettera, che continuamente si scopre in affannoso debito con un modello di modernità sessuale anni Sessanta, quelli del libertinismo obbligatorio, senza limiti e senza collare, purché con il condom, e prima si comincia meglio è. Così, se alla provincia di Roma la maggioranza di sinistra vota una mozione per dotare le scuole medie superiori di distributori di preservativi, piazzati tra le bibite e le merendine, a dichiarare il proprio plauso accorre il viceministro della Salute Ferruccio Fazio, convinto (al contrario dei consiglieri Pdl, che hanno votato contro) che si tratti di lodevole iniziativa per la prevenzione dell’Aids.

Non lo dice più nemmeno l’immunologo Fernando Aiuti (“Sembra un invito a fare sesso a scuola”, ha dichiarato ieri), ma forse al viceministro risulta che procurarsi i profilattici in Italia sia impossibile. In effetti, li vendono soltanto farmacie, distributori stradali 24 ore su 24, supermercati, tabaccai… Un inferno, per i poveri ragazzi e ragazze che ne avessero bisogno tra la lezione di storia e quella di matematica, e che per motivi di privacy preferissero il distributore fuori dall’aula, nel pieno viavai di compagni di classe, bidelli e professori, all’imbarazzante e intimidente atmosfera del supermarket o della farmacia. Ma c’è poco da scherzare, secondo Chiara Finocchietti, da un anno responsabile giovani dall’Azione cattolica, che boccia senza appello la mozione per i preservativi a scuola: “Deresponsabilizza tutti, studenti, famiglie e professori. Lascia soli i ragazzi con un falso strumento di libertà e di protezione, mentre in realtà acuisce la loro fragilità, li costringe ad appiattirsi sulla soluzione in apparenza più facile”. Le fa eco Giuseppe Savagnone, docente da quarantadue anni nei licei di Palermo, impegnato sui temi della scuola e dell’educazione, dei quali scrive su varie testate cattoliche: “E’ la solita scorciatoia di chi pensa che il problema dell’educazione sentimentale e sessuale sia un problema di istruzioni per l’uso dei preservativi. Non è una cosa seria, anche se è una cosa desolante”.

E’ difficile resistere all’aria del tempo, ammesso che lo si voglia. Anche se, dice al Foglio lo statistico Roberto Volpi, studioso di salute e di famiglia, “ormai è assodato: nei paesi dove preservativi e pillola del giorno dopo sono a disposizione a scuola, gravidanze e aborti delle adolescenti non calano, ma aumentano. Queste invenzioni  funzionano alla rovescia, e il motivo è evidente: abbassano il livello di attenzione, di difesa, di senso dei propri comportamenti. Ti convincono che basta poco per non correre rischi, e allora si rischia”. Nella stessa direzione va la campagna per vaccinare in massa le bambine da undici anni in poi contro il papillomavirus, che si trasmette attraverso i rapporti sessuali ed è coinvolto in alcuni tumori dell’utero.

In arrivo la Ru486. Varata all’epoca del governo di Romano Prodi dall’allora ministro della Salute Livia Turco, e confermata senza esitazioni dall’attuale viceministro Fazio, la vaccinazione di stato contro l’Hpv è, dice Volpi, “spreco di risorse e pura insensatezza, visto che la sua efficacia non è provata”. E le campagne di promozione? “In Toscana, dove vivo, sui manifesti una bambina con l’apparecchietto ai denti dice tra sé: ‘Tanto prima o poi ti incontrerò’. L’amore? Macché, lo Human papilloma virus. E allora ‘Io intanto mi vaccino’, dice la ragazzina, mentre nello spot televisivo è la mamma a sussurrarle: sì, ma prima di incontrarlo meglio vaccinarsi”. Nel convincere le undicenni a prepararsi per tempo ai pericoli del coito (cosicché tanto varrà sperimentarlo prima possibile) si distinguono, oltre alla Toscana, il Piemonte e la Lombardia, in perfetto spirito bipartisan. Incombe poi l’arrivo negli ospedali italiani della pillola abortiva Ru486, dopo che la produttrice Exelgyn ha accettato, dopo molti tira e molla, il prezzo proposto dall’Agenzia italiana del farmaco. L’approvazione per mutuo riconoscimento europeo della Ru486 era avvenuta con la Turco ministro. I passi amministrativi sono ora quasi completati. Manca l’ultima ratifica del Cda dell’Aifa. Il quale, annuncia Fazio, si riunirà in poche settimane.

Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella dice invece che ci vorrà qualche mese. Al Foglio, Roccella spiega che “abbiamo sottoposto alla ditta produttrice della Ru486 una serie di quesiti sull’elevato numero di morti e sugli eventi avversi, e abbiamo girato la nuova documentazione ottenuta al comitato tecnico-scientifico dell’Aifa, dal quale aspettiamo risposta. L’Aifa segue il suo iter in autonomia, ma il ministero ha il dovere di chiarire gli aspetti oscuri sulla sicurezza della Ru486”. Ieri alcune agenzie di stampa hanno rivelato, (ma il Foglio lo aveva anticipato il 22 maggio) che sono almeno 29 le morti per Ru486, stando alla documentazione in possesso della Exelgin. Questo nuovo dato accertato è quello contenuto nella relazione inviata dal ministero del Welfare all’Aifa. Roccella non è d’accordo con Fazio nemmeno sui distributori di preservativi a scuola: “Sono un errore marchiano, oltre che un’intrusione inaccettabile nelle scelte educative delle famiglie. Così, più che sollecitare, si impone un modello emancipativo fallimentare e inadeguato, come dimostrano anche l’esperienza della Francia e soprattutto della Gran Bretagna, paese dove ora le adolescenti possono ottenere la pillola del giorno dopo chiedendola per sms, ed eludere così completamente il controllo dei genitori.

Eppure continuano a essere le più esposte agli aborti. E anche la Francia, anno dopo anno, si chiede come mai, con tutti quei preservativi e contraccettivi a go-go, la situazione continui a peggiorare”. Sulla mozione della provincia di Roma per il condom a scuola si è pronunciato ieri anche cardinale vicario Augusto Vallini: “Sorprende – dice in una nota – che una simile iniziativa, affidata alla scuola, per sua natura impegnata a promuovere la formazione integrale della persona, possa essere considerata come meritevole di favore in nome della cosiddetta informazione e prevenzione… Interpretando pure il sentire di tanti genitori, deploriamo che l’iniziativa possa essere definita ‘una mozione coraggiosa’. A noi pare che l’unico coraggio sia quello di voler banalizzare nuovamente i temi dell’affettività, della sessualità e dell’educazione giovanile, proprio in un tempo in cui è al centro dell’attenzione di tutti la questione dell’emergenza educativa”.

di Nicoletta Tiliacos

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