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Una scelta che per Mario Mauro può "dilaniare" la maggioranza

Un governo senza cattolici

Non si vede neanche un candidato al ministero della Salute sensibile ai temi sensibili

Adulti forse, ma sicuramente cattolici. Pasticcioni forse, ribelli, disincantati, rassegnati, pudichi, in qualche caso più laicisti dei laicisti, ma sicuramente cattolici. Pullulavano nel governo precedente e dannatissimo: da Prodi a Bindi, Fioroni, Rutelli, Turco, Mastella, Parisi, De Castro, Santagata. Per cattolici si intenda, in luogo di semplici battezzati o generici ex chierichetti: politici di formazione cattolica, con legami intellettuali o militanti o di rete civile e politica con il movimento cattolico organizzato, in tutte le sue forme, e con la chiesa. Personalità ogni giorno interpellate, in ragione della loro identità e fede, sulle grandi questioni nuove di relazione tra religione e politica, tra etica e potere pubblico. Bisognerebbe aggiungere il cristiano valdese Ferrero, e per le istituzioni, naturalmente, il presidente del Senato Marini, il capogruppo alla Camera Franceschini. Con l’espulsione e la marginalizzazione dell’Udc, con il passaggio all’opposizione dei cattolici di sinistra o democratici, di tanta gloria in excelsis non resta che una vicepresidenza Buttiglione, meschina meschina. E la salda garanzia romano-vaticana di un potere di palazzo, quello di Gianni Letta, che in tanto ribaltarsi e turbarsi di ogni cosa vivrà un suo splendido isolamento, ma sempre in comunione con la gerarchia. Per il resto, nel nuovo governo così come si va configurando a balzelloni, no cattolici.
Stiamo fotografando, con una punta di paradosso, una situazione in fondo scontata. La dc di sinistra nel Pd, e Casini da solo al centro, hanno perso le elezioni: ovvio che il loro posto non sia nell’esecutivo. Però fa impressione lo stesso, questo strano rovesciamento di senso per cui dopo il referendum sulla fecondazione assistita e il family day, e all’indomani delle tenorili polemiche sul dispotismo clericale nella vita pubblica italiana, i cattolici come classe dirigente sono scomparsi dalle posizioni più influenti del sistema istituzionale e politico. Il presidente della Camera ha pronunciato nel suo discorso inaugurale parole ispirate al più puro ratzingerismo. E’ immaginabile che anche Berlusconi ce la metta tutta a recuperare verbalmente il terreno che gli è smottato sotto i piedi, proprio a lui che rivendica sempre, e sempre ironicamente, la funzione protettiva di ben 6 zie suore sull’intera sua parabola umana e pubblica. Tuttavia il fatto resta, e ingolosisce e incuriosisce gli osservatori. Le condizioni per il dispiegarsi dell’anarchia etica ci sono tutte.

Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo, ciellino militante nelle file del Popolo della libertà non usa mezzi termini: “Abbiamo fatto campagna elettorale ribadendo che esistono principi non negoziabili, non faccio questioni di nomi ma di politiche. Un ministro del Welfare e della Salute culturalmente laicista ed eticamente anarchico che voglia tradurre in politiche sanitarie i suoi convincimenti dilanierebbe la maggioranza”.

Sua Sanità. Non si vede neanche un candidato al ministero della Salute sensibile ai temi sensibili.

Roma. I candidati sono tre, ma il profilo è uno solo ed è già chiaro. Il prossimo ministro della Salute sarà un tecnico, uno scienziato, un credente (così si dichiarano tutti e tre) che tuttavia non ha mai preso alcuna posizione netta nei confronti dei temi così detti sensibili. La scelta dipenderà dagli equilibri di potere tra Alleanza nazionale e Forza Italia, ma per curriculum, competenze e inclinazioni Ferruccio Fazio, Francesco Cognetti e Fernando Aiuti si equivalgono.
Nella nuova legislatura la Salute è una delega interna al ministero del Welfare, che sarà probabilmente affidato alla laica Stefania Prestigiacomo (o in subordine ad Andrea Ronchi di An). L’area di provenienza del ministro potrebbe essere determinante per la scelta del prossimo titolare della delega alla Salute. Il più accreditato è il professor Francesco Fazio, sessantaquattrenne medico cuneese amato da Forza Italia, primario del San Raffaele di Milano ovvero del più grande centro di ricerca italiano. E’ l’ospedale fondato da don Luigi Verzé, il prete intimo di Silvio Berlusconi e amico del cardinale Martini che in occasione del referundum sulla fecondazione assistita del 2005 assunse una posizione singolare nel panorama ecclesiastico. Intervistato dal Corriere della Sera affermò che fosse “lecito usare embrioni per la ricerca… al fine di trovare nuove cure, a patto di non uccidere l’embrione né ferirlo”, e che a suo avviso un cattolico avrebbe potuto “votare sì al referendum”. Il San Raffaele, una struttura di importanza internazionale, ha tra i suoi ricercatori molti fautori delle ricerche sulle cellule staminali.
Se il professor Fazio sembra favorito (la delega pare debba andare a un candidato di area Forza Italia), Alleanza nazionale ha avanzato con chiarezza due nomi altrettanto importanti: l’oncologo Francesco Cognetti e l’immunologo Ferdinando Aiuti. Se Fazio può essere definito tiepido sul tema, Aiuti è noto nell’ambiente medico, oltre che per il suo impegno nella lotta all’Aids, per un atteggiamento favorevole alle ricerche genetiche e alla assoluta libertà di ricerca. Al San Raffaele la posizione contegnosa del professor Fazio nei confronti della battaglia bioetica viene definita di “intelligente ambiguità”. Il professor Aiuti, eletto nel Pdl quota An nel consiglio comunale di Roma, ordinario di immunologia all’Università La Sapienza, è un sostenitore della terapia del dolore e avversario dell’eutanasia, ma nel 2005 fece campagna nel referendum per l’abolizione della legge 40 sulla procreazione assistita assieme ai Radicali dell’associazione Coscioni. “Una grande sconfitta per la ricerca – disse poi commentando l’esito referendario – Si impedisce la libertà della ricerca, che si blocca quando è finalizzata a guarire terribili malattie che colpiscono l’umanità. Alla luce del voto –  spiegò – il mio invito è rivolto ai giovani ricercatori: affrettatevi a lasciare l’Italia, siamo al medioevo scientifico”.
Cognetti – anche lui indicato come vicino ad An, ma gradito pure ai berluscones – è un convinto sostenitore della ricerca scientifica in campo genetico. Lunedì è stato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a definirlo un “grosso nome” e un “ottimo” responsabile della Salute. D’altra parte l’oncologo è apprezzato anche da FI e ha un curriculum di calibro internazionale.  Col centrodestra aveva ricevuto l’incarico di direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena di Roma, quello stesso incarico che il ministro diessino Livia Turco gli revocò per spoils system incorrendo nella censura del Consiglio di stato e della comunità scientifica. In particolare Rita Levi Montalcini spiegò i meriti del professore nel sostenere la ricerca biotecnologica, la scienza applicata alle cellule germinali animali e vegetali che rappresenta la frontiera più promettente e più temuta della ricerca. Cognetti è un sostenitore dei medicinali anti-cancro così detti “intelligenti”, ovvero quelli ottenuti grazie all’ingegneria genetica.

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