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Altolà dal Pdl

Fini verso il sì alle coppie di fatto

Ronchi e Bocchino frenano sull’idea di una legge per le coppie di fatto, Quagliariello pure ma con distinguo

Fini verso il sì alle coppie di fatto. Oggi il presidente della Camera incontra i rappresentanti di Arcigay, Circolo Mario Mieli, Arcilesbica, Gay project e GayLib. Fonti della presidenza della Camera: “Non si progetta nessuna legge sulle unioni di fatto. E’ un incontro istituzionale”.

La posizione prevalente nel Pdl è che non sia necessario intervenire con una legge sulle coppie di fatto, eppure una proposta, sostenuta da una minoranza del partito, è stata calendarizzata per questa estate in Parlamento e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha manifestato simpatia per l’ipotesi di regolamentare i diritti e i doveri delle unioni di fatto. “Personalmente non credo che una legge sia necessaria: i diritti sono già stati tutti garantiti dall’intervento della legislazione ordinaria, ciò che ne resta fuori è davvero pochissimo”, dice Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno. “I rapporti tra questo genere di coppie, omosessuali o eterosessuali che siano – aggiunge –, sono tutelati attraverso disposizioni di volontà e accordi privati. Che necessità c’è di una legge?”.

E’ quanto sostiene anche il ministro Andrea Ronchi, uno degli uomini più vicini al presidente Fini. Dice Ronchi: “La nostra idea di politica, come ha detto anche il presidente della Camera, mette al centro i diritti delle persone e dei singoli. E questo non si discute, riguarda anche le unioni di fatto. Tuttavia una legge non è necessaria, oggi basta andare dal notaio per preservare i diritti essenziali di convivenza. Il mio timore è che un intervento per legge possa essere un modo per scardinare in maniera surrettizia il diritto di famiglia. Ci andrei con i piedi di piombo – dice Ronchi – la famiglia è alla base della nostra società”. E Ronchi sembra sintetizzare il pensiero dell’area più vicina a Fini nel Pdl, perché anche Italo Bocchino, vicecapogruppo alla Camera, dice che “non si possono negare i diritti fondamentali della persona a chi non si sposa. Non è giusto, per esempio, che un convivente, omosessuale o eterosessuale, non possa andare a trovare la propria compagna in rianimazione o in carcere. Però queste cose sono già state risolte da alcune  sentenze della magistratura. Insomma, una legge non serve. Anzi, sarebbe meglio che gli esponenti di governo se ne tenessero ben lontani”.

Il professor Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo al Senato, cattolico di area Forza Italia, spiega che “di coppie di fatto, tuttavia, sarebbe opportuno discuterne all’interno del partito. Bene inteso, io sono contrario a che si faccia una legge – dice – ma ritengo pure che il Pdl debba confrontarsi al proprio interno. Penso che ci si debba misurare e vedere qual è la posizione prevalente. Ci sono due tendenze mondiali del liberalismo, che forse vivono anche nel nostro partito: una crede che a ogni libertà debba corrispondere necessariamente un nuovo diritto, l’altra tendenza crede invece che la libertà nasca da una necessaria presa di responsabilità. Ebbene io appartengo a questa seconda scuola e guardo sempre con scetticismo ogni intervento normativo dello stato in quelli che dovrebbero essere rapporti di esclusiva libertà privata”. “Detto questo – conclude Quagliariello – se l’idea che avanza è quella di fare un testo unico sulle coppie di fatto che recepisca le sentenze della magistratura, allora questa è una strada percorribile. Benché – aggiunge – qualche perplessità rimane, almeno dal punto di vista simbolico”. Ovvero? “Sarebbe strano che il centrodestra intervenisse sulle coppie di fatto ancora prima di avere garantito quegli aiuti promessi alle famiglie in difficoltà economica”.

D’altra parte – oltre alle opinioni del presidente Fini – ci sono almeno cento parlamentari nel Pdl che hanno firmato una proposta di legge sulle coppie di fatto rilanciando con forza il tema. Così anche Mantovano, come Quagliariello, sottolinea l’opportunità di chiarire la posizione del partito: “E’ auspicabile che se ne discuta, magari attraverso le fondazioni d’area. Ma il dibattito dev’essere laico (come laico è il Pdl), cioè incentrato sul diritto positivo: proprio come è stato fatto per il testamento biologico. Questa non deve essere l’ennesima, erronea, battaglia tra laici e chierici. La questione – dice Mantovano – si deve muovere su un piano di diritto positivo e non può risolversi nell’annacquare l’istituto del matrimonio”. Come se ne esce? “Se proprio inevitabile – spiega Bocchino – basterebbero piccole modifiche al codice civile”.

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di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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