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Dove va e da dove viene Fini/1

Fini, alla guida del Pdl progressista, è pronto a dare il proprio sostegno a una legge sulle coppie di fatto

Gianfranco Fini è convinto che sia necessario superare “l’ipocrisia” e regolamentare per legge i diritti delle coppie di fatto. A breve – confermano ambienti a lui vicini – è atteso un suo autorevole intervento a riguardo: i tempi sono maturi e il composito gruppo dei finiani, che in Parlamento conta “ex fascisti di sinistra” ma anche ex radicali e socialisti e cattolici democratici, aspetta soltanto che il presidente si schieri. L’occasione per farlo arriverà, è infatti previsto che la Consulta si esprima, forse entro l’estate, sul vuoto di “tutela” nei confronti delle unioni tra persone dello stesso sesso; mentre contemporaneamente alla Camera c’è un disegno di legge del Pdl già pronto e calendarizzato. Una norma che il Secolo d’Italia ha sponsorizzato con queste parole: “La tre giorni congressuale del Pdl, specie dopo il discorso di Gianfranco Fini, ci ha fatto capire che è tempo di guardare al futuro, anche sui temi più sensibili tra i quali il riconoscimento delle coppie di fatto”.

D’altra parte il presidente della Camera, in privato, lo sostiene con forza: “Dobbiamo necessariamente prendere atto che nella nostra società ci sono forme di convivenza non assimilabili alle famiglie ma che vanno tutelate”. Il che riguarda anche le coppie omosessuali, sì, ma con una distinzione e non trascurabile. Perché la parola “matrimonio gay” non figura nel vocabolario di Fini, che al contrario – tutte le volte che ha avuto modo di parlarne – ha espresso contrarietà all’ipotesi che si possano affidare bambini agli omosessuali, ribadendo al contrario che “la famiglia è una sola, monogamica ed eterosessuale”. La logica che ispira il nuovo Fini, libero dal peso della leadership di An ma allo stesso tempo apparentemente più capace di guidare la parte laica del Pdl, è la medesima che lo ha portato a confliggere in questi giorni con la Lega.

“Sulle questioni di elementare civiltà continuerò a dire quello che penso”, ha detto ieri il presidente della Camera. Il nuovo Fini, che appare finalmente libero di dire davvero quello che pensa, ieri ha anche spiegato che la sua politica “dei diritti e della laicità” non confligge con le pulsioni dell’elettorato medio di centrodestra: “Rifiuto l’etichetta secondo la quale gli elettori non capiscono – ha detto – Se così fosse, la destra dovrebbe avere totale insensibilità sulla questione dei diritti. Chi l’ha detto? Non sono uno che lo fa, ma vi farei leggere le mail e le lettere che ricevo su questo argomento”. E Alessandro Campi, politologo ascoltato dal presidente, aggiunge: “Le suggestioni che Fini lancia hanno origine da pulsioni e atteggiamenti che vengono da lontano”, dal cuore della destra. Lo conferma anche il deputato ex missino Fabio Granata, che sui diritti delle coppie omosessuali dice: “E’ una questione di civiltà che si intervenga per regolarli”.

Manca poco. Anche se il testo calendarizzato alla Camera – che piace a Renato Brunetta e a Gianfranco Rotondi – è visto da alcuni elementi dell’eterogeneo gruppo che guarda al presidente soltanto come “un punto di partenza”, dice l’ex radicale Benedetto Della Vedova. Lui, considerato il raccordo tra il nuovo “finismo” e l’area libertaria del Pdl, ha studiato – e di concerto con Fini – ipotesi emendative di sensibilità laica sul fine vita (ne discuterà oggi ospite della cattolica fondazione Magna Carta), e già adesso, anche su questo ddl sulle coppie di fatto, pensa a modifiche da proporre affinché – dice – “si irrobustisca” di laicità.
Tuttavia, mentre agli osservatori appare sempre più chiaro che Fini sia ormai la guida della “sinistra” del Pdl, tra i finiani più ortodossi si sviluppa anche una preoccupazione: “Il presidente  non deve essere ‘l’utile fronda’ di un Pdl prono alla volontà di Berlusconi. Le sue prese di posizione e la sua libertà – dicono – devono diventare un ‘sistema’ di governo democratico del partito”.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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