Vince Veronica, donna capace di essere un romanzo. Soltanto lei, moglie orgogliosa, malinconica e offesa, è in grado di fiaccare Silvio Berlusconi e farlo balbettare, soltanto lei pronuncia parole efficaci che resteranno nella storia (ogni signora solidarizzerà, chiederà di poterla votare, vorrà toccarla, abbracciarla, dirle grazie, ogni signore avrà il terrore di subire lo stesso trattamento): Veronica è un personaggio letterario, pubblica moglie che chiede pubbliche scuse, first lady che critica il premier, madre silenziosa che usa con maestria l’arma invincibile dei figli. Molto più di Carla, più di Michelle, più di tutte le altre: Veronica non concede di ricevere pagelle sui vestiti, tacchi alti tacchi bassi, borsettine, sorrisetti e ciglia finte, Veronica sta in disparte e lancia direttamente bombe linguistiche.
“Ciarpame senza pudore” è un modo clamoroso di guerreggiare, ciarpame senza pudore supera in potenza esplosiva qualunque seria critica politica (dopo una frase così, continuare ad attaccare il Cav. sul velinismo sfrontato sarà per sempre roba da dilettanti senza fantasia). Ciarpame senza pudore è soprattutto l’espressione che avremmo voluto usare noi, nei nostri litigi, e invece ci veniva solo “stronzo”. Veronica, che in quella pazzesca lettera a Repubblica scrisse di non volersi sentire come il personaggio del romanzo di Catherine Dumme, “La metà di niente” (non era un gran libro, a parte il titolo, ma lei l’ha reso importante), è tutti i romanzi insieme: Anna Karenina (“Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”), Madame Bovary, Orgoglio e Pregiudizio, Il Gattopardo, è anche Penelope che finalmente, modernamente, si infuria e prende a calci Ulisse.
Veronica conosce l’arte della tempesta coniugale, sa renderla epica e sa evitare, perfidamente, di chiamare il Cavaliere “mio marito” (significa che Berlusconi ha moltissimo da farsi perdonare), sa trasformare una vicenda quasi privata in questione nazionale, unico argomento di conversazione per almeno tutto il ponte del Primo maggio. Non si può non stare con Veronica e il suo romanzo d’amore e guerra. Dicono che Silvio Berlusconi sia un genio nel creare identificazione negli elettori, e che adesso il suo gradimento sia alle stelle, ma questi sono i giorni tumultuosi del “Veronica c’est moi”.
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