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C'è un solo Cav.

Ma se un pazzo alla fine volesse candidarsi a capo del Pdl? Non può: “Non ci sono regole”

Lasciamo stare Gianfranco Fini (ma anche no). Mettiamo invece che un qualsiasi dirigente del Pdl cambi idea e decida che la leadership berlusconiana è contendibile. Che cosa succede? Possibile o no candidarsi contro il Cav. al congresso del 27 marzo e tentare così la corsa alla presidenza del nuovo partito? Pare di no. “Non siamo mica il Pd – dice Maurizio Gasparri – che sottopose a votazione Scalfarotto, Adinolfi, Babbo Natale, Pippo, Pluto, Paperino e i tre caballeros. Il nostro è un partito serio, le candidature devono avere un fondamento e non credo ce ne saranno”. Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera – ma soprattutto “finiano” di quelli veri – dice al Foglio: “Se qualcuno volesse candidarsi immagino dovrebbe raccogliere le firme e poi farsi votare dall’assise. Ma qualsiasi candidatura che non sia quella di Berlusconi – aggiunge – appartiene alla fantapolitica”. Tuttavia, qualora l’impoderabile accadesse, quante firme sarebbero necessarie a candidarsi? “Questo non lo so”, risponde Bocchino. Ed è vero, praticamente non lo sa nessuno.

Difatti lo statuto e il regolamento congressuale del Pdl, a dieci giorni dall’Evento (maiuscolo), sono due entità caliginose e indecifrabili ai più, persino tra i massimi dirigenti del centrodestra. “In effetti sulle norme per ulteriori candidature non ci siamo soffermati molto – ammette Ignazio La Russa, che la bozza di statuto l’ha scritta di proprio pugno – Anche se, è vero, un minimo di regole per l’ipotesi di un ‘pazzo’ che volesse candidarsi andranno perfezionate”. Fini? “Fini non è un matto da neurodeliri. Formalmente potrebbe candidarsi ma politicamente non ha nessuna intenzione di farlo. C’è infatti un solo punto indiscutibile alla base dell’intesa tra An e FI – dice il ministro – ed è la leadership di Berlusconi”. Se poi spunta il pazzo? “Denis Verdini ha già preparato una batteria di arcieri che abbattano il temerario – celia Gaetano Quagliariello – Sopravvivesse, poi scatterebbe anche una lapidazione sul posto”.

Una candidatura alternativa sarebbe una corsa a ostacoli – prosegue Quagliariello – superati tutti, alla fine, si arriverebbe al sanzionamento del voto palese per alzata di mano e lì non può che vincere il Cav. Nello statuto che il congresso approverà, immagino, ci saranno anche le regole per le candidature ma il 27 marzo è il punto di arrivo degli ultimi quattordici anni di berlusconismo”. Cioè? “Il Pdl nasce da una storia carismatica. Non da un meccanismo democratico”. Ma La Russa assicura simpaticamente: “Da qui al 27 ci doteremo di regole per un’eventuale candidatura altra”. Ossia kamikaze.
Dunque ecco come andrà nei tre giorni del congresso. Berlusconi, candidato unico, spiegano i dirigenti del Pdl, aprirà la riunione alla Fiera di Roma, venerdì 27 marzo, con una relazione di “prospettiva” che prende le mosse dalla discesa in campo del 1994. Un discorso – stavolta il Cav. potrebbe non parlare a braccio – al quale Berlusconi sta lavorando ormai da molto tempo.

Seguiranno due giorni di interventi e di dibattito – dove solo Gianni Alemanno e forse, chissà, Gianfranco Fini, promettono spunti polemici – per arrivare domenica alle due uniche votazioni previste (per alzata di mano, non si discute). Prima sarà votato il presidente, ovvero il Cav, poi toccherà alla direzione nazionale che sarà votata, sì, dai seimila delegati riuniti in assemblea ma su proposta del presidente – il Cav. suddetto – il quale indicherà alla platea gli ottanta nomi da ratificare. “Per questa prima voltà andrà così – commenta La Russa – la prossima ci saranno elezioni vere”. Insomma, come ha detto Giulio Tremonti: “Nel futuro una posizione monarchica come quella di Berlusconi sarà impensabile”. Ma chi sono i membri della direzione del Pdl? Il premier – come ha più volte spiegato ai suoi – intende cooptarvi in blocco l’intero Consiglio dei ministri più i capi dei gruppi parlamentari di Camera e Senato.

Queste le uniche due “elezioni” previste. I coordinatori regionali e nazionali, per statuto, sono di emanazione diretta del presidente e ancora non è stato deciso se verrà chiesto all’assemblea di ratificarne la nomina. Peraltro – si sussurra – la definizione di questi incarichi “non è affatto semplice né pacifica. Meno male – commentano alcuni – che li nomina Berlusconi sennò finirebbe tutto in malora”. Forse anche per questo sarà solo dopo il congresso che il Cav. designerà, tra i membri della direzione, i nomi destinati all’esecutivo del Pdl – ovvero il governo vero e proprio del partito – composto da ventiquattro persone.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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