IL FOGLIO .it - Direttore Giuliano Ferrara
accesso abbonati
ArchivioLa giornata

Il re della guerra e il re della pace

Contraddizioni e paradossi cattolici tra posizioni pro life e pacifismo

George Bush ha speso otto anni alla Casa Bianca per fare quel che nessun governo europeo fa, nemmeno quello italiano: combattere l’aborto e altre forme di maltrattamento della vita umana in ogni stadio del suo sviluppo. Un commentatore del quotidiano cattolico Avvenire, Andrea Lavazza,  gliene ha dato atto, ma con una riserva che s’intrufola spesso nelle discussioni su questo tema: aver promosso la guerra in Iraq e averla moralmente e politicamente giustificata contraddice l’impegno pro life. E in apparenza il ragionamento non fa una grinza, è diretto, lineare. Si riassume nel bronzeo “non uccidere”. Sarebbe infatti magnifico se Bush avesse non solo istituito la giornata della vita, limitato l’aborto delle minorenni, impedito quello grandguignolesco a nascita parziale, tutelato i prematuri, semplificato le norme per l’adozione, rafforzato la protezione degli obiettori, tolto i finanziamenti alla ricerca faustiana sugli embrioni; sarebbe magnifico se, in aggiunta, Bush avesse sciolto l’esercito, se avesse fatto degli Stati Uniti un grande Costarica, predicando la pace e il bene dopo l’11 settembre in Afghanistan e altrove.

Magnifico, ma astratto e ingiusto. Perché la vita si deve tutelare in modo assoluto, e le guerre non si possono evitare, in certi casi, se non sacrificando la giustizia. La vita è sacra, la pace no, è relativa, si fa nella storia, e senza la giustizia è oppressione o schiavitù. Basta rovesciare l’argomento per avere interessanti risultati, non solo intuitivi. Proviamo a pensare la realtà, per una volta mettendola con i piedi per terra e la testa in alto. Vedremo un mondo postcristiano sicuro del fatto suo, dove l’uomo decide di insignorirsi del creato, di produrre la vita artificiale e sacrificare tutto il possibile alla qualità della vita, al benessere, alla libera scelta desiderante, in una catena che porta alla noncuranza verso quella elementare forma di giustizia che è il rispetto della vita non nata, la cura dei vecchi e degli ammalati sempre degni di vivere.

La cultura del secolarismo ideologico, del secolarismo fattosi antireligione, è imbevuta di valori pacifisti, è un concentrato di appeasement, e in essa la parola pace è il curioso risvolto umanitario di una sovrana indifferenza per la vita umana. Barack Obama – lo stesso che si pronunciò contro la guerra in Iraq (ma non in Afghanistan) – ha forse in serbo qualche sorpresa, ma per adesso è un seguace conformista della cultura ostile alla tutela della vita, e si appresta a firmare executive orders per la ricerca sugli embrioni, non senza minacciare anche una legge quadro abortista dalle conseguenze devastanti. Bush sarà pure il re della guerra che merita, in quanto pro lifer, le riserve cattoliche. Ma come la mettiamo con il re della pace?

Sito certificato Audiweb

Web Design: Vai al sito di Area Web     Hosting: Vai al sito di Bluservice     Advertising: Vai al sito della divisione WebSystem del Sole 24 Ore

Se preferisci vedere questa pagina ottimizzata per iPhone clicca qui