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Il pellegrino Benedetto combatte la tiepidezza della chiesa, dice Scalia

New York. “La chiesa ha, in un certo senso, subìto le pressioni intimidatorie del mondo laico, ma questo è vero da decenni”. Per Elizabeth Scalia, oblata benedettina e influente commentatrice americana della vita della chiesa, la rinuncia di Benedetto XVI al trono e il ritiro monastico del pellegrino non sono la conseguenza diretta dell’assedio mondano. Non è un cedimento strutturale della chiesa dopo anni di movimenti sussultori e ondulatori. Non è un nemico esterno che ha indebolito il cattolicesimo, spiega al Foglio, piuttosto è una certa inclinazione della chiesa a “muoversi sulla superficie del ‘being nice’”, una forma di accondiscendenza politicamente corretta verso la logica laicista: “Roma potrà anche aver tenuto la linea contro la rapida avanzata dei costumi secolari portati dalla rivoluzione sessuale e dalla prosperità occidentale, ma i messaggi che abbiamo sentito dagli amboni negli ultimi quarant’anni hanno il sapore di cenni d’assenso all’ecumenismo (non dobbiamo offendere i fratelli non cattolici con tutte quelle storie sui contraccettivi, ad esempio) con il condimento, spesso frainteso, del Concilio, i cui documenti sono spesso distillati in un messaggio amorfo, tipo: la messa è speciale, siamo tutti speciali, tutto questo non è speciale? Alla fine è venuta fuori una salsa insapore”, spiega Scalia.

La salsa insapore, dice, non è stata cucinata nei piani alti della gerarchia o nella teologia papale, ma per decenni è stata preparata in abbondanza nelle università e nelle parocchie, fra i banchi delle chiese di provincia e nelle pieghe del cattolicesimo quotidiano: “Nella prassi reale, la chiesa occidentale ci ha chiesto pochi sacrifici e si è mossa spesso sul solco di un messaggio secolare: sentirsi a posto con se stessi e mettersi al servizio dei propri sentimenti sembrava la cosa più importante. Tanti anni fa Giovanni Paolo II ha detto che la società ha perso il senso del peccato, e aveva perfettamente ragione. Un atteggiamento ‘gentile’ della chiesa verso il mondo deve essere radicato nella profondità della verità, oppure non ha alcun significato; per molti la chiesa è diventata questo: un’istituzione senza significato. Dicono che non siamo ‘rilevanti’ per la vita della gente, ma una vita autentica ha poco a che fare con il fair play. Una vita autentica si innalza sulle cime e discende in profondità, come le preghiere dei salmi. Non è affatto un caso che il Papa si dedichi a una vita monastica”.

Nell’ottica di una chiesa che rischia di scivolare verso la quiescenza, il pellegrinaggio che ha portato Benedetto XVI giù dal trono di Pietro è l’incursione ardita di un attaccante che si lancia verso il recupero della vita autentica, non il ripiegamento affannoso di un difensore spaventato dalla virulenza degli avversari: “E’ un tuffo nel campo di battaglia, non una concessione. Non sta gettando affatto la spugna, ma spiega con forza che una chiesa che si adagia su pratiche approvate dal mondo secolare sarà sempre una chiesa assediata”. Secondo Scalia il rivoluzionario percorso di Benedetto XVI è il compimento del suo “tentativo di ripensare il modo in cui la chiesa si confronta con il mondo, dopo almeno cinquant’anni in cui è stato il mondo a dettare le regole d’ingaggio alla chiesa”. E’ qui che si articola il valore mistico della decisione del Papa: “La chiesa ha giocato attenendosi rispettosamente alle regole del mondo, nella speranza che a forza di dire in modo gentile e tollerante che sì, siamo tutti speciali ma siamo anche chiamati a una sfida che richiede disciplina, il mondo avrebbe improvvisamente capito e accettato. Non è successo e non succederà, Gesù ha detto che non potrà succedere, e Benedetto XVI ha perfettamente chiaro questo punto. Ora il mondo crede di aver vinto la battaglia ed è pronto a piantare la sua bandiera sulla chiesa. Invece no: Ratzinger posa le armi convenzionali del papato e prende le armi atomiche della preghiera. Compie un gesto che allo stesso tempo è astuto, sovversivo e soprannaturale. Il tempo è di Dio, non nostro, e potremmo non vedere per decenni gli effetti dell’enorme potenza che il gesto di Benedetto XVI è in grado di sprigionare”.

di Mattia Ferraresi   –   @mattiaferraresi

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